Home . Fatti . Cronaca . Da ostia 'al volo' a squilli no-stop, italiani maleducati in Chiesa

Da ostia 'al volo' a squilli no-stop, italiani maleducati in Chiesa

CRONACA
Da ostia 'al volo' a squilli no-stop, italiani maleducati in Chiesa

Convegno Faccio scuola perche voglio bene a questi ragazzi - Celebrazione Eucaristica Mons Marino Crociata (Davide Salerno, Milano - 2017-05-08) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Italiani bocciati in buone maniere a messa. Dall'ostia presa un po' troppo sportivamente al volo, al momento della comunione, agli squilli ininterrotti di cellulare senza dimenticare gli immancabili selfie, sembra proprio che sobrietà e bon ton non siano più di moda in chiesa. Lo certifica monsignor Claudio Magnoli, nominato dal Papa consultore della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, curatore del 'Galateo in Chiesa' (Ancora edizioni, 2012).

"In effetti - registra all'AdnKronos monsignor Magnoli, che è anche docente di Liturgia presso la Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale, responsabile Servizio per la Pastorale Liturgica dell'arcidiocesi di Milano, preside del Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra - c'è un aumento progressivo dell'indisciplina dei fedeli a messa. Da una parte la smemoratezza, dall'altra gli smartphone di ultima generazione, la celebrazione è sempre più costellata da interruzioni".

Dai selfie ai messaggini, agli squilli di telefono, lo smartphone fa la parte del leone nella hit parade delle indiscipline degli italiani in Chiesa. "Quel che è certo - osserva Magnoli, che sta pensando di riscrivere una versione aggiornata del Galateo - è che in Chiesa manca un deterrente. Tutti abbiamo in tasca i telefonini e per tanti diventa difficile dismetterlo, anche in un momento di grande raccoglimento". Nel centro storico di Napoli, nella chiesa di Santa Maria a Montesanto, qualche tempo fa il parroco ha preso di petto la situazione e ha montato un apparecchio che scherma la rete telefonica per evitare che squilli e trilli distraggano chi partecipa alla funzione. Un 'vade retro' fai da te alla tecnologia nei momenti meno opportuni che magari potrebbe entrare in un nuovo Galateo.

"Per non arrivare a mettere in chiesa caselle sorvegliate nelle quali riporre il telefonino - osserva l'autore del Galateo - basterebbe disattivare il telefono nel momento della messa. Si eviterebbe un disagio effettivo".

La hit parade del mancato bon ton a messa comprende anche la scarsa conoscenza dei gesti liturgici. "Una fascia sempre maggiore di fedeli - racconta il consultore per il Culto divino del Vaticano - non ha più un codice di comportamento a messa". Per non soffermarsi sugli abiti succinti in estate che ancora portano diversi parroci ad esporre i cartelli con i divieti, "è proprio il 'come stare in Chiesa' e la postura - annota mons. Magnoli - che mancano all'appello, soprattutto nelle nuove generazioni. Per dire, i bambini, entrando in chiesa, si facevano il segno della croce quando si avvicinavano all'acquasantiera esprimendo la fede in Dio-Trinità. Oggi molto spesso non accade più. E dire che nelle moschee tutti conoscono e rispettano i comportamenti religiosi. Anche l'incertezza su quando inginocchiarsi, durante la funzione, è un sintomo di questo fenomeno".

Proprio per cercare di trasmettere un po' di disciplina, mons. Magnoli sta lavorando con schede, slide, esempi dimostrativi per educare alla gestualità in Chiesa. "A volte è come se i parroci, complice anche la mancanza di tempo, - spiega Magnoli - avessero abbandonato l'idea di gestire la situazione. Il punto è che i fedeli andrebbero rimotivati".

Rimotivati e fatti desistere anche da un altro must delle indiscipline in Chiesa: la tendenza a 'fare salotto' in chiesa. "A volte si viene anche aiutati da una musica dolce al termine delle messa. Un modo per suggerire di non disturbare col chiacchiericcio chi volesse fermarsi a pregare a messa finita", dice mons. Magnoli. Anche in questo caso, niente da fare.

Contrario al bon ton in Chiesa è anche "il persistere di quell'idea sportiva che accompagna l'andare a fare la comunione: c'è chi la prende al volo quasi dovesse prendere una caramella - elenca mons. Claudio Magnoli -, e chi dimentica la debita riverenza prima di ricevere l'ostia sulla mano". Per paradosso, a fronte di un'eccessiva disinvoltura, c'è chi sprofonda, quasi fantozzianamente, nell'adorazione davanti al prete. "Per carità - osserva mons. Magnoli - qui saremmo anche sulla buona strada e, se guidato, il fenomeno sarebbe anche una risorsa per salvaguardare ciò che si è perso".

Il sacerdote, che oltre alle attività istituzionali accompagna la collaborazione a riviste liturgiche con l'offerta di percorsi di formazione dei laici alla liturgia, ha dato una chiave di lettura al perché di tanta indisciplina a messa con l'obiettivo di porvi un argine. "La verità - osserva Magnoli - è che siamo una società refrattaria ai comportamenti regolativi che non abbiano sanzioni. Un tempo, per dire, se le donne non indossavano il velo in chiesa scattava il controllo sociale con il richiamo del fedele vicino di banco. Ogni comportamento inadatto veniva censurato. Lo smantellamento di queste regole oggi è notevole e l'aspetto religioso è concepito più come dimensione personale. Per fare un esempio pratico, se oggi consigli di recitare il 'Padre nostro' alzando le mani al cielo capita di sentirsi rispondere per le rime. Il punto è che ognuno fa come si sente e non come indicano le regole".

Come correre ai ripari per riappropriarsi delle buone maniere a messa? "Occorrerebbero interventi bonari ma fatti con fermezza. A volte ci sono interventi troppo stucchevoli ed eccessivi da parte dei parroci, altre volte c'è più lassismo perché si pensa sia una battaglia persa. Ho visto invece un certo modo di celebrato pacato, equilibrato che ha creato il clima giusto e anche quelle frange che avrebbero potuto uscire dal controllo sono rimaste in clima celebrativo". Anche una chiesa bella può aiutare a creare disciplina tra i fedeli. "La Chiesa accogliente della tradizione, con immagini sacre a volte riesce a custodire più rispetto e a creare un clima più raccolto rispetto a tante chiese più moderne che non sanno sostenere le distrazioni con cose interessanti". La considerazione trova totale riscontro nella parrocchia di Santa Maria ai Monti, nella capitale. "La mia chiesa - osserva il parroco, don Francesco Pesce - è talmente bella da condizionare positivamente i fedeli e i loro comportamenti".

Commenti
Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere: ACCEDI oppure REGISTRATI