Bambino Gesù, diretta social per rispondere ai quesiti sulla dislessia

Colpisce in Italia circa il 3% dei bambini in età scolare, causando preoccupazione nei genitori: si tratta della dislessia, il disturbo dell'apprendimento che anche quest'anno sarà sotto ai riflettori in occasione della Settimana nazionale che si svolge fino all'8 ottobre. Per dare informazioni e consigli su come riconoscere e affrontare la dislessia, oggi a partire dalle 16 le psicologhe Deny Menghini e Floriana Costanzo di Neuropsichiatria infantile dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma risponderanno ai quesiti di genitori e docenti in diretta sulla pagina Facebook dell’ospedale (facebook.com/ospedalebambinogesu).

Sul sito dell'ospedale, inoltre, sono disponibili in 5 punti le risposte agli interrogativi più ricorrenti su questo tema: la dislessia - spiegano gli esperti del Bambino Gesù - è un disturbo dello sviluppo di origine neurobiologica che compromette più o meno severamente la lettura, causa di molti errori di lettura e lentezza. La dislessia si può diagnosticare al termine del secondo anno della scuola primaria, ma gli indici di rischio possono essere individuati fin dalla scuola dell'infanzia, in modo da intervenire precocemente.

Generalmente chi sviluppa un disturbo di lettura nelle prime fasi di apprendimento svolge con uno sforzo eccessivo le attività di letto-scrittura - precisano gli esperti - spesso fatica nell'individuare i suoni che compongono le parole saltando alcune lettere quando scrive e non riesce a fondere i suoni per leggere. Anche la grafia può essere particolarmente difficoltosa. Spesso compare presto una disaffezione per la scuola e reazioni emotive importanti di natura ansiosa, con addirittura casi di malessere fisico, come mal di pancia e mal di testa prima o durante lo svolgimento delle lezioni.

Quando il genitore sospetta un disturbo di lettura, scrittura o calcolo è bene rivolgersi al pediatra per ricevere indicazioni sulla opportunità del percorso da intraprendere. Per ricevere una diagnosi è necessario comunque rivolgersi alla Asl di appartenenza dove un équipe multidisciplinare formata dal neuropsichiatra infantile, dallo psicologo e dal logopedista con esperienza sui Disturbi specifici di apprendimento svolge la valutazione clinica che porta all'eventuale diagnosi.

Ad oggi - sottolineano gli esperti - non sono ancora stati raggiunti risultati sufficienti per redigere delle linee guida su quale sia il trattamento più efficace per la dislessia. In Italia sono comunque disponibili alcune raccomandazioni cliniche che sottolineano come gli interventi debbano essere "volti a favorire l'acquisizione, il normale sviluppo e l'utilizzo funzionale dei contenuti di apprendimento scolastico". L'esercizio e la ripetizione - ricordano dal Bambino Gesù - non determinano generalmente un miglioramento nelle abilità di letto-scrittura e di calcolo.

Nell'esecuzione dei compiti il bambino dovrebbe essere affiancato da persone competenti e specializzate sui disturbi specifici di apprendimento come i tutor dei compiti che forniscano strategie nello studio e supportino i bambini nell'utilizzo sempre più autonomo degli strumenti compensativi. I genitori - concludono gli specialisti dell'Ospedale pediatrico - dovrebbero invece supportare emotivamente il bambino, sottolineando il più possibile le sue aree di forza, evitando di focalizzare la loro attenzione sulla prestazione e sui risultati scolastici.