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Milano, condannato all'ergastolo torturatore migranti in Libia

CRONACA
Milano, condannato all'ergastolo torturatore migranti in Libia

I giudici della Corte d’Assise di Milano hanno condannato all'ergastolo Osman Matammud, 22enne somalo, ritenuto l'autore di numerose torture nel campo di Bani Walid in Libia. Il presidente del collegio, Giovanna Ichino, al termine della camera di consiglio durata oltre 4 ore ha confermato la richiesta del pm, Marcello Tatangelo, per il presunto 'carceriere' accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione nei confronti di centinaia di connazionali, omicidi e violenze sessuali nei confronti di decine di ragazze.

In particolare la corte ha derubricato gli omicidi volontari 'trasformandoli' in delitti come conseguenza della prigionia. Oltre all'ergastolo, è stato condannato all'isolamento diurno per 3 anni e per lui s catterà l'espulsione a pena espiata. Riconosciuta una provvisionale di 850mila euro: 10mila euro per un'associazione, 50mila per una vittima e 100mila per ciascuno degli otto giovani somali che si sono costituiti parte civile. Presenti in aula alcune delle vittime. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 60 giorni.

"Spero nel cielo, sono innocente", le prime parole del 22enne somalo condannato. Mutammad è stato arrestato a Milano dalla polizia locale il 26 settembre scorso quando fu aggredito, nel centro di via Sammartini, perché riconosciuto da alcune delle vittime. E' ritenuto tra i componenti di un'organizzazione in grado di convogliare dalla Somalia, attraverso l'Etiopia e il Sudan, diverse migliaia di migranti destinate a imbarcarsi sulle coste della Libia alla volta dell'Italia, al costo di circa 7.500 dollari. Le violenze avevano come scopo costringere le famiglie o loro a pagare.

Le vittime sono "felici per la giustizia" riconosciuta dai giudici di Milano, ma non possono dimenticare le torture subite e un viaggio difficile che non farebbero "mai più". Sui loro volti resta impresso il ricordo delle torture, quando "mi ha legato mani e piedi e mi ha picchiato così forte che ho vomitato sangue", racconta un giovane. C'è chi ricorda "le scosse elettriche" subite nel campo libico e chi spiega le percosse subite con "un tubo di metallo o un sasso alla testa".

In 17 hanno riconosciuto Matammud come il 'torturatore', "Grazie al governo italiano che ci ha permesso di avere giustizia, sono felice per la condanna". In aula c'è anche il 19enne che ha riconosciuto il giovane presunto torturatore: "Sono la prima persona che l'ha fermato, si è spaventato quando mi ha visto, non voleva che chiamassi la polizia dicendo 'ti do tutto quello che vuoi', ma io ho chiamato la polizia. Sono felice di aver avuto giustizia". Ora, dicono tutti insieme "Speriamo di vivere in Italia e di lavorare qui".

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