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L'usura? In Italia 'non esiste': solo 163 denunce in tre mesi

CRONACA
L'usura? In Italia 'non esiste': solo 163 denunce in tre mesi

di Chiara Moretti

Crollano le denunce per usura in Italia. Sono state 'solo' 163 nel primo trimestre di quest'anno contro le 218 dello stesso periodo dell'anno scorso. In pratica il 25% in meno. E' quanto emerge dai dati, forniti in esclusiva all'AdnKronos dalla polizia. Numeri non facili da interpretare che contrastano con un business che, calcola l'Eurispes, raggiunge gli 82 miliardi di euro.

Criminologa: "Vittime sempre più fragili, fanno fatica a parlare"- "Il dato relativo a usura ed estorsione è spesso molto difficile da leggere. Un calo normalmente è collegato a una efficace strategia di contrasto, ma per quanto riguarda questi reati nello specifico molto spesso non è così" dice all'Adnkronos Eleonora Montani, docente di Criminologia all'Università Bocconi di Milano. "E' possibile che l'usura stia aumentando e ci sia un sommerso più ampio. Sono episodi che si arriva a denunciare nel momento in cui c'è sicurezza e si sente di avere una rete di supporto". "Si ricorre a prestiti usurari", spiega la docente, che collabora con Nando Dalla Chiesa, anche perché "le banche faticano a dare credito" in questa congiuntura economica. "Le vittime si sentono, quindi, più fragili - spiega - e fanno fatica a denunciare".

"Non si denuncia? C'è paura" - "C'è sfiducia nelle istituzioni" lamenta all'Adnkronos Ferruccio Patti, presidente Sos Impresa di Milano e vicepresidente di Confesercenti nella metropoli lombarda, in prima fila contro il racket e l'usura. "La gente si rende conto che non ottiene risultati e, per non perdere tempo, sceglie di non denunciare". La sua associazione ha da poco presentato il pizzino anti-usura, dedicato all'ambulante sindacalista Pietro Sanua, presidente Anva di Confesercenti, ucciso a colpi di lupara a Corsico nell'hinterland milanese. "In molti tra i commercianti preferiscono cedere la propria attività agli aguzzini, per timore di conseguenze ancora più gravi" aggiunge Patti, spiegando come funziona il meccanismo perverso. "Di fronte a una scadenza economica, se dalla banca non arrivano i soldi - i prestiti alle aziende, calcola Unimpresa, sono calati di oltre 42 miliardi nell'ultimo anno -, allora ci sarà qualcuno, vicino, commercialisti e avvocati disonesti, società di recupero crediti poco affidabili, qualche impiegato di banca infedele, pronti a 'darti una mano'".

"L'usuraio? Aveva un aspetto rassicurante" - Finire nella rete dell'usura è più semplice di quanto non si immagini. Ne sa qualcosa Francesca, nome di fantasia, una signora originaria di un paesino della provincia umbra, che si è trovata a dover chiedere un prestito perché chi le doveva l'affitto non pagava da mesi. "Avevo calcolato di avere quei soldi e, invece, non sono arrivati. Ho cominciato a fare debiti. Prima una piccola cifra, poi via via l'importo è salito e sono finita nei guai". Non è stato un problema, racconta, per lei trovare chi le avrebbe prestato quei 2500 euro. Non si sa perché, ammette, sembra che nessuno li conosca, ma se chiedi "in giro si sa". "Sono persone normalissime, anzi a me quel signore anziano, vestito di tutto punto, mi era sembrato anche rassicurante. Mi ha dato quei soldi, poi, il debito cresceva. Non riuscivo a stare dietro agli interessi, sempre più alti, e mano a mano la cifra saliva. Passavo da uno strozzino all'altro per coprire il debito precedente". Era sempre lo stesso, il primo, racconta, che la indirizzava. "La prima volta ci siamo incontrati in un ufficio, poi in un parcheggio e io firmavo assegni, uno dopo l'altro, sempre di più. Ed ero sola, è stato questo il mio errore: non chiedere aiuto a nessuno". Il momento più brutto? Quando Francesca è stata sfrattata perché ormai piena di debiti. E' finita sulla strada con il marito, la figlia e i suoi due suoceri molto anziani, che non sapevano nulla. Fino a quel giorno in cui ha ricevuto la telefonata delle forze dell'ordine. "Lei, signora, lo conosce? (l'usuraio, ndr.) Non menta, lo sappiamo" le hanno chiesto, da lì il processo e la nuova vita. Ora ha un lavoro e una casa. Ce l'ha fatta grazie alla sua famiglia che, nonostante tutto, non l'ha abbandonata. "E' stato grazie a mio marito, che pensi, l'ha saputo il giorno stesso in cui l'hanno sbattuto fuori casa per i miei debiti e mi è rimasto accanto - conclude -. Lui, mia figlia e i miei suoceri sono stati la mia vera forza".

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