Ragazzina denuncia stupro, parroco choc su Facebook

“Cioè, tesoro mi dispiace ma 1) frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna!!! e a tal proposito Merola sempre sia lodato!) 2) Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? Se hai la (sub) cultura dello sballo sono solo ca**i tuoi poi se la mattina dopo ti risvegli chissàddove. Io in 50 anni mi sono sempre risvegliato nello stesso letto (il mio). 3) E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? Notoriamente, soprattutto in piazza Verdi, veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene. Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica sull'accogliamoli tutti?". E' bufera sul post pubblicato su Facebook da don Lorenzo Guidotti, parroco di San Domenico Savio, quartiere San Donato a Bologna.

Il post non è visibile a tutti per le impostazioni della privacy ma è stato rilanciato dal sito di Radio Città del Capo. Da quanto si può vedere però si capisce subito che Guidotti non è proprio il classico esempio del prete che apre le porte a tutti. Come foto del profilo ha messo un Lego vestito da soldato crociato e sulla foto di copertina si legge: “Etiamsi omnes, ego non! Anche se tutti, io no. Se qualcuno pensasse di trasformare la Chiesa cattolica in una delle tante Ong... se qualcuno pensasse di traghettare la Chiesa di Roma verso Lutero (...) beh, non avrebbe proprio capito nulla!".

Il post che ha provocato tanto clamore stavolta si riferisce al caso di una minorenne che ha raccontato alla polizia di essere stata violentata da un magrebino conosciuto in piazza Verdi, dopo aver bevuto parecchio. I due sarebbero poi arrivati insieme in stazione, dove la minore sostiene di aver subìto la violenza. Quindi si sarebbe svegliata seminuda e senza più la borsa. "Tesoro a questo punto svegliarti semi-nuda è il minimo che ti possa accadere, mi dispiace ma, se nuoti nella vasca dei pirana non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto (…) Ma dovrei provare pietà? No!". E poi aggiunge: "Chi sceglie la cultura dello sballo lasci che si divertano anche gli altri. La dobbiamo piantare!! A voi giovani, ragazzi e ragazze: ma non lo vedete che vi fanno il lavaggio del cervello?!? Ve lo state facendo mettere in quel posto e dite loro pure grazie!" conclude il post di don Guidotti.

Poi arriva la lettera 'riparatoria' o chiarificatrice di don Lorenzo Guidotti, dopo che la diocesi di Bologna, guidata dall'arcivescovo Matteo Zuppi, ci ha tenuto a chiarire che "quanto si legge nelle pagine Facebook del sacerdote diocesano don Lorenzo Guidotti corrisponde ad opinioni sue personali, che non riflettono in alcun modo il pensiero e la valutazione della Chiesa, che condanna ogni tipo di violenza".

"In merito a quanto postato dal sottoscritto sulla pagina personale di Facebook, commentando un articolo di cronaca cittadina che riportava l'ennesimo caso di stupro, dichiaro in piena libertà quanto segue: ''Non provo pietà''? Certo che provo pietà per questa ragazza come per tutte le altre vittime di violenza a cui assistiamo ogni giorno sfogliando i giornali. Non posso che dolermi con me stesso per i termini usati nel commentare e per le affermazioni che riesco a capire possano essere intese come un atto di accusa alla vittima". Prosegue il parroco: "Io stesso leggendo oggi quel post ravviso questo. Ovviamente non era questo l'obiettivo del mio attacco, il mio obiettivo non era accusare la ragazza ma la cultura dello sballo. Che vi siano in particolare zone in cui tutto pare permesso. Ci sono riuscito? No! Certo che provo pietà per questa ragazza. Già all'origine ho più volte corretto il lungo post perché non volevo sembrasse quello che invece appare. Nel farlo pensavo: ''Questa ragazzina potrebbe essere una delle mie ragazze della parrocchia, non sai chi sia''. Pensavo al suo dramma e a quello della sua famiglia!".

Ammette don Lorenzo Guidotti: "Io col mio intervento ho sbagliato, i termini, i modi, le correzioni. Non posso perciò che chiedere scusa a lei e ai suoi genitori se le mie parole imprudenti possono aver aggiunto dolore, come invece accadrà leggendole. Chiedo però a tutti, capaci magari di miglior linguaggio e possibilità (autorità, giornalisti, insegnanti, genitori) di aiutare a smantellare questa cultura dello sballo in cui i nostri ragazzi vivono. Altrimenti domani dovremo provare pietà per un'altra vittima e poi un'altra. Fino a quando? Fino a quando saremo in grado di dire ''Basta!'' E' necessario fornire un'alternativa".