Urbani, dopo il risanamento dei conti è il momento di modelli sanitari di valore

Un nuovo modello sanitario basato sul valore con l'obiettivo di migliorare gli esiti per il paziente contenendo i costi. E' questa la sfida che unisce governo, operatori sanitari, istituzioni, pazienti e imprese. Un obiettivo che vede al tavolo Andrea Urbani, direttore generale Programmazione sanitaria del ministero della Salute, tra i protagonisti dell'evento The Value Agenda for Italy promosso da Medtronic a Milano.

"C'è bisogno di qualcosa di nuovo, di mettere insieme tutte le informazioni, di una visione sistema che stabilisca le interazione e consenta agli organi regolatori di prendere delle decisioni misurate", dice illustrando il progetto a cui "stiamo lavorando, insieme all'Istituto nazionale di Sanità, all'Aifa, all'Inps - vogliamo valutare gli impatti anche sul welfare -, le migliori università italiane per costruire un modello tendenziale" per capire "quale sarà il fabbisogno di salute e i costi associati a regole vigenti. Dopodiché proveremo a innestare delle manovre, degli investimenti su alcune linee di attività sulle principali patologie che oggi valgono circa l'80% del fabbisogno di salute delle spese per cominciare ad acquisire una visione orizzontale", opposta alla logica dei silos.

La sfida è rispondere ai bisogni assistenziali della popolazione evitando di aumentare i costi e garantendo qualità e innovazione. "Oggi abbiamo una spesa privata di circa 37-38 miliardi di euro che è in crescita esponenziale. Sappiamo che incide per il 27% al Nord, per il 18-18,5% al Sud, per il 16% in Sardegna, sappiamo che si muove in maniera inversamente proporzionale al reddito", un peso diverso che indica per i valori più bassi "una rinuncia alle cure". Eppure la spesa sanitaria incide sul bilancio dello Stato - "oggi l'Inps spende 30 miliardi di euro di assegni di invalidità" - e la sanità viene spesso indicata come uno dei settori di maggiori sprechi.

"Nel 2009-2010 ci siamo trovati con 6 miliardi di disavanzo, un sostanziale default, qualche settimana fa abbiamo chiuso i conti sul 2016 e abbiamo un sistema che perde meno di un miliardo, circa 800 milioni, quindi è un sistema finanziariamente stabile, economicamente quasi in equilibrio. Questo vuol dire che siamo pronti a una nuova fase di governance", sottolinea Urbani, direttore generale Programmazione sanitaria del ministero della Salute.

"Una visione nuova, è il momento giusto per acquisirla, perché eravamo in condizioni pre-fallimentari e oggi non lo siamo più, perché abbiamo un patrimonio informativo che ci consente di prendere delle decisioni misurate. E' il momento giusto per passare a una forma di governo della sanità molto più evoluta, che se vuole mantenere sostenibile il sistema deve imparare a ragionare sul miglior rapporto costo-efficacia di gestione della patologia nel complesso. Dobbiamo ragionare come il paziente, come un unicum, non come una somma di prestazioni indipendenti", conclude.

Parole condivide da Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di Sanità, che evidenzia come ora "è il momento di utilizzare meglio le risorse, ottimizzare il valore tecnico, avere una visione comune. In sanità il punto di vista prevalente dovrebbe essere quello del paziente". Nel corso deli anni l'impostazione "è stata più attorno alle esigenze dei decisori, di chi metteva i soldi o di chi organizzava i servizi, questa riorganizzazione non è facile perché deve un po' fare cambiare la mentalità, deve portare dai silos separati a un lavoro di gruppo, di squadra. D'altra parte - chiosa - è l'unica possibilità che noi abbiamo per mantenere un servizio sanitario nazionale pubblico, efficace ed efficiente".