Mose: Generale Manzon, prosciolto, ma per la carriera danni irrecuperabili

Una carriera spezzata per un'accusa finita con il proscioglimento. É una vicenda kafkiana quella che ha coinvolto il Generale della Guardia di Finanza Walter Manzon. É lui a far partire le indagini sullo scandalo del Mose che esplode il 4 giugno 2014 con le perquisizione e arresti importanti. E paradossalmente in quell'inchiesta da investigatore diventa indagato con un'accusa di violazione di segreto d'ufficio. Solo lo scorso marzo, dopo tre anni, il gip di Milano, su richiesta del pm, dispone il proscioglimento e l'archiviazione per "infondatezza della notizia di reato" prima che si arrivi a processo. Nel 2014, però, per gli inquirenti il Generale Manzon, all'epoca dei fatti comandante provinciale di Venezia, sarebbe il responsabile di una fuga di notizie fondata su cinque contatti telefonici, tra cui il generale Emilio Spaziante, ex numero due del corpo, che patteggerà una condanna a quattro anni. Nessuna intercettazione, ma solo dei tabulati telefonici a cui è stato dato un significato errato.

Dal 2014 allo scorso marzo come spiega all'Adnkronos il Generale Manzon "non sono mai stato ascoltato da nessuno, seppure l'abbia pervicacemente richiesto". Oltre a diverse richieste informali, ci sono state tre istanze formali inoltrate dai legali del generale per chiarire la sua posizione in questa vicenda. La notizia del proscioglimento è stata accolta con sollievo perché "sono stati tre anni non facili in cui ho subito dei danni sotto il profilo morale sia professionale e sotto certi aspetti irrecuperabili". Il coinvolgimento dal lato sbagliato della vicenda giudiziaria gli è costato il posto di comandante regionale dalla Puglia e un trasferimento a Roma con incarichi di meno prestigio. La sua estraneità ai fatti contestanti è certificata anche dall'assenza di un procedimento disciplinare interno alla Guardia di Finanza. Dagli atti dell'indagine non ci sono gli elementi per avviarlo.

Ma quello che resta di questa vicenda è l'amarezza. "Rimane sempre per non essere stato ascoltato e per non aver potuto rappresentare le mie ragioni che erano evidenti". Sui motivi per cui gli inquirenti e la magistratura non abbiano mai voluto ascoltarlo Manzon ritiene che "evidentemente a un certo punto fosse chiaro che non c'entrassi nulla con la vicenda. La mia era una posizione comunque secondaria. Per fare chiarezza sulla vicenda "sarebbe stata giusto anche un'attenzione istituzionale visto il ruolo che ricopro".

Questa storia non ha però fatto perdere fiducia nella giustizia al Generale Manzon anche se qualche sassolino vuole toglierselo. Durante le indagini "ci possono essere anche degli errori essendo delle attività svolte dagli uomini. Tuttavia, dagli esami di questo caso emerge un'ingiustificata scarsa attenzione, anche a livello di investigatori". Nessuna voglia di rivalsa. "L'essenziale - conclude - è che la mia posizione d'innocenza‚Äásia stata chiarita".