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Cinture e cavi elettrici per torturare i migranti, fermato nigeriano

CRONACA
Cinture e cavi elettrici per torturare i migranti, fermato nigeriano

(Fotogramma)

Cinture di cuoio, tubi di gomma e cavi elettrici. Erano gli strumenti con cui Gift Deji, detto Sofi, individuato e catturato presso il Cara S.Anna di Isola di Capo Rizzuto dalle Squadre mobili di Agrigento e Crotone, coordinate dal Servizio centrale operativo di Roma, torturava i migranti in attesa di partire alla volta dell’Italia. A raccontarle agli investigatori sono state le stesse vittime.

"Ogais John, detto Rambo, si avvaleva della collaborazione di un altro mio connazionale chiamato con il nome di Sofi, attualmente ospite presso il Cda di Capo Rizzuto - racconta un migrante agli investigatori -. Quest’ultimo, in cambio di ottenere il viaggio gratuito verso l’Italia si prestava più volte a torturare i migranti presenti all’interno del ghetto". Il ghetto a cui la vittima fa riferimento è la safe house di 'Alì il Libico' dove si estorceva tutto il denaro possibile ai migranti in attesa di partire per l'Italia.

"Sofi – raccontano ancora le vittime – colpiva in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, usando una cintura in cuoio o tubi di gomma. Oltre a questi oggetti, ho visto più volte Sofi utilizzare sui prigionieri due cavi elettrici collegati alla corrente come strumento di tortura". Gift Deji è stato condotto nel carcere di Catanzaro a disposizione dell’autorità giudiziaria. Loc

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