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Cure palliative al centro di un convegno a Roma

CRONACA
Cure palliative al centro di un convegno a Roma

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La necessità di una maggiore conoscenza delle cure palliative. Non solo in Italia, ma anche in prospettiva di un dialogo con i paesi del Mediterraneo in modo tale da implementare una rete di scambi culturali per le cure oncologiche. E' quanto è emerso nel corso del congresso internazionale 'Corpo e spiritualità nel dialogo transculturale in Oncologia' che si è svolto presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico, a Roma, organizzato in collaborazione con l'Istituto di Studi Europei 'Alcide de Gasperi' e con il patrocinio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

"C'è una bella legge sulle cure palliative, totalmente ignota, basta qualche caso particolare per far esplodere il clamore, siamo un Paese in questo caso ignorante", sottolinea monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nel suo intervento. "Le cure palliative non sono solo un antidolorifico - continua monsignor Paglia -. C'è bisogno di approfondire il tema - e questo convegno va in tal senso - come indispensabilità dell'accompagnamento all'ultima parte della vita". In questo senso cure palliative significano "non lasciare mai solo il malato, farlo sentire membro di una comunità, fargli sentire il calore degli affetti, aiutarlo a cercare di individuare tutto ciò che lo faccia sentire parte della vita".

"La bellezza della legge sulle cure palliative sta nella sua multidimensionalità: non si limita solo alle cure di tipo farmacologico ma alla ricchezza di tutta una serie di terapie di ordine più spirituale e psicologico che dà senso alla prospettiva di vita del paziente", dice la deputata Paola Binetti (Misto-Udc-Idea). E' necessario dedicare "attenzione al malato", non alla malattia, afferma la parlamentare, "tutto quello di cui il malato ha bisogno viene declinato sempre con lo sguardo chino sul suo corpo, molto poco con lo sguardo attento a quella dimensione di spiritualità". "Ci addolora molto che nelle ultime vicende qualcuno abbia inteso trasformare la ricchezza di questa legge, che permette di dire 'no' al dolore con tutti i mezzi possibili, nella via italiana per l'eutanasia. Le cure palliative - sostiene - non hanno nulla a che vedere con l'eutanasia".

"Negli aiuti ai pazienti non c'è bisogno di fare formazione per imparare a dire meglio le cose, il primo passo è l'accoglienza", sottolinea Roberto Iannone, responsabile della comunicazione dell'Istituto di Studi Europei 'Alcide de Gasperi' che apre il discorso alla transculturalità. "La Conferenza di Barcellona del 1995 apre il partenariato euro- mediterraneo - ha ricordato -. In quella storica occasione furono elaborati due documenti: il programma di lavoro e una Dichiarazione. Tra i punti oggetto della Dichiarazione evidenziamo il partenariato nel campo sociale, culturale ed umano, inteso a rafforzare gli scambi tra le società civili. Il Marocco ha siglato tale accordo il 15 novembre 1995". Il congresso ha visto la partecipazione anche dell'ambasciatore del Marocco Hassan Abouyoub.

"Questo è il contesto euromediterraneo da cui Aiom Lazio parte per implementare una rete di scambi in ambito oncologico e, a partire dall'importante legge italiana 38/10, nell'ambito delle cure palliative. Il dialogo è difficile. Il dialogo in genere ed il dialogo transculturale in ambito sanitario è ricco di insidie, di stereotipi che possono dar luogo ad eventi indesiderati nonostante scienza e coscienza - ha continuato Iannone -. E' necessario uno sforzo di comprensione in primo luogo da parte delle organizzazioni in ambito sanitario prima che da parte degli operatori tutti. La storia umana di ogni singolo individuo nella malattia passa per una rete di relazioni che qualificano o squalificano l'atto medico e la vera autonomia del paziente". Insomma bisogna cambiare strategie di comunicazione.

Gaetano Lanzetta, oncologo di fama internazionale, e coordinatore Aiom, Sezione Regione Lazio, ha detto che "tra le maggiori difficoltà riscontrate dai medici c'è quella di dare 'cattive notizie' al malato. Questo impone una rigorosa metodologia di come affrontare il malato per evitare proprio difficoltà di comunicazione. Specie oggi che c'è uno scambio con culture diverse in cui bisogna approcciare religioni, spiritualità e stili di vita diversi". Dedicare "tempo alla comunicazione e alle cure è più che mai necessario, ci vuole un ambiente riservato, preparare il colloquio", ha aggiunto.

"Dal punto di vista medico e culturale dobbiamo auspicare che vengano sviluppati i rapporti con i Paesi dell'Euromediterraneo, la cultura mediterranea è una cultura che unisce", ha detto Antonio Sabbatella, presidente dell'Istituto di Studi Europei 'Alcide De Gasperi'.

Durante il congresso Gianfranco Costanzo, dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà, ha parlato dell'accesso alla cure degli stranieri in Italia. "Certa narrativa del migrante - ha detto - racconta che è sporco, porta malattie, è un pericolo per la nostra società. E invece è il contrario: il migrante che arriva da noi è quasi sempre in buono stato di salute tuttavia peggiora nel corso della permanenza nel nostro territorio, riscontrando difficoltà in 5-10 anni, in quanto va man mano a somigliare ai nostri poveri".

Al congresso, suddiviso in tre sessioni ('Il Corpo'; 'Il Dialogo' e 'I Diritti') sono inoltre intervenuti Francesca Bordin (Cure Palliative Ini Grottaferrata); Domenico Corsi (primario oncologia Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina); Valentina Gazzaniga (ordinaria Storia della Medicina Università 'La Sapienza'); Maria Teresa Iannone (responsabile Servizio Bioetica e Privacy Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina); Rodolfo Lena (presidente Commissione Politiche Sociali e Salute Regione Lazio); Mariagrazia Mazzaraco (presidente Albero Verde della Vita); Italo Penco (presidente S.I.C.P.); Dario Sacchini (Istituto Bioetica Università Cattolica); Antonio Spagnolo (direttore Istituto Bioetica Università Cattolica); Alessandro Stievano (Ordine Infermieri di Roma).

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