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Doping e arresti tra ciclisti dilettanti

Un nuovo scandalo doping scuote il mondo del ciclismo, con 6 arresti e 17 indagati, accusati di associazione a delinquere con lo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. L'indagine della Polizia di Lucca, coordinata dalla Procura, ha preso le mosse dalla morte di Linas Rumsas, 21enne promessa del ciclismo e le indagini hanno fatto scoprire un clamoroso caso di doping in una delle maggiori squadre dilettanti del ciclismo italiano, la Gfdd Altopack Eppela. Secondo l'accusa era il presidente stesso della società a incoraggiare gli atleti (anche giovanissimi) a prendere le sostanze vietate, tra le quali epo in microdosi, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei. Tra i destinatari delle misure cautelari, con applicazioni degli arresti domiciliari, il proprietario del team, l'ex direttore sportivo e un farmacista che riforniva i ciclisti dei farmaci vietati dalla normativa sul doping in assenza di prescrizione medica.

LE INDAGINI - L'indagine, condotta in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Lucca, ha avuto inizio dopo la morte improvvisa, avvenuta il 2 maggio 2017, di Linas Rumsas, 21 anni, ciclista lituano del Velo Club Coppi Lunata, team ciclistico di Capannori (Lucca), associato al noto team lucchese Gfdd Altopack Eppela, in Italia tra i primi dieci del ciclismo dilettantistico.

Poichè il ragazzo, nelle settimane precedenti la morte, aveva sostenuto delle gare particolarmente dure conseguendo ottimi piazzamenti, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in passato, da subito è apparso fondato agli investigatori il sospetto che l'improvviso decesso fosse da ricondurre all'uso o abuso di farmaci non autorizzati. Ad avvalorare l'ipotesi, la presenza, tra i direttori sportivi della squadra, del padre, Raimondas Rumsas, ciclista di fama internazionale, in passato coinvolto, insieme alla madre del ragazzo, Edita Rumsiene, in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti.

L'indagine sulla famiglia Rumsas e sui componenti dello staff della Gfdd Altopack ha fatto luce sulle pratiche dopanti a cui erano abitualmente sottoposti i ciclisti della squadra, anche giovanissimi, incoraggiati e favoriti, nell'assunzione di sostanze proibite, dal direttore sportivo e dal proprietario del team. La somministrazione delle sostanze, prima del decesso di Linas Rumsas, avveniva nel ritiro della squadra, a Capannori, dove gli atleti hanno vissuto durante la stagione ciclistica; dopo la morte del ragazzo, e per la durata dell'indagine, la somministrazione sarebbe avvenuta nell'abitazione dei genitori del proprietario dell'Altopack.

LE PERQUISIZIONI - Nel corso delle diverse perquisizioni sono state sequestrate siringhe, aghi butterfly, cateteri endovenosi e diversi flaconi di ringer lattato e glucosio, coadiuvanti dell'epo. Sequestrati anche potenti antidolorifici, indicati nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope, detenuti in assenza di prescrizione medica, e un numero consistente di siringhe e aghi. A casa di alcuni ciclisti sono state sequestrate, inoltre, confezioni di testosterone e ormoni per la crescita, detenuti in assenza di prescrizione medica.

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