Home . Fatti . Cronaca . Reni, arriva la video-dialisi

Reni, arriva la video-dialisi

CRONACA
Reni, arriva la video-dialisi

In epoca di assistenti virtuali, di Internet of things e di informazioni che viaggiano alla velocità della luce collegando persone lontane chilometri, anche le 'macchine' per la dialisi diventano intelligenti. Complice l'evoluzione della telemedicina, che rende sempre più agevole la gestione dei pazienti a domicilio: si spostano dati, tenendo ferme le persone. E' il principio su cui poggia oggi la dialisi peritoneale. Insieme alla più diffusa extracorporea, è una delle metodiche che permette di depurare il sangue dalle scorie del metabolismo, quando i reni non riescono più a fare il loro lavoro. E oggi diventa sempre più hi-tech.

La vicinanza fra camici bianchi, infermieri e assistiti si fa anche visiva, la dialisi diventa video-dialisi. Al fianco del paziente "una 'famiglia digitale' che lo accoglie e lo cura". L'immagine è di Lorenzo Di Liberato, medico dirigente dell'Asl-Nefrologia Chieti. Tutto questo, spiega, è reso possibile "dall'ausilio della tecnologia e dell'innovazione, attraverso piattaforme interattive, il Cloud e sistemi di raccolta dati. Ulteriore evoluzione tecnologica è la video-dialisi che consiste in uno scambio di immagini e dati mediante una stazione trasportabile a domicilio del paziente, collegata attraverso Internet con una centrale di controllo informatico che consente il collegamento con il centro dialisi di riferimento".

Dell'evoluzione tecnologica della dialisi peritoneale e del suo potenziamento con la telemedicina si è parlato oggi a Lecco, nella prima giornata del XIX Convegno del Gruppo di dialisi peritoneale (Gsdp) della Società italiana di nefrologia, in programma fino a sabato 21 aprile. "La telemedicina può dare un grosso contributo nell'abolire le distanze e favorire la domiciliarità dell'assistenza - sottolinea il nefrologo Giusto Viglino, che all'ospedale di Alba da tempo utilizza questi strumenti - Noi in particolare abbiamo sviluppato un progetto che abbiamo definito 'Internet delle persone', nel senso che amplifica le possibilità umane e trasporta virtualmente a casa dei pazienti gli infermieri e i medici che in realtà sono distanti, per aiutare chi non riesce a fare la dialisi da solo e avrebbe bisogno di qualcuno che non c'è, ma anche per addestrare queste persone a gestire il trattamento, evitando spostamenti e adattando il tutto ai tempi, modi e linguaggi di quello specifico paziente".

Non solo: "La strategia viene utilizzata - prosegue Viglino - anche per delle visite a distanza di pazienti che sono particolarmente critici e complicati". Creare una sorta di "partner virtuale ha permesso di mettere in dialisi a domicilio pazienti, soprattutto anziani, che altrimenti non avrebbero potuto seguire questa strada. Abbiamo potuto sedare la paura di non farcela, essere accompagnati è molto importante. E un sistema simile può essere utile anche a evitare che pazienti che all'inizio erano in grado di gestire la metodica debbano abbandonarla perché non ci riescono più. A molti pazienti tutto questo dà forza e toglie dalle spalle delle famiglie alcuni gravosi impegni. E parallelamente si ottene anche un abbattimento delle complicanze e della necessità di ricoveri e accessi in ospedale".

Nel dettaglio "noi abbiamo a disposizione un totem trasportabile, simile a un trolley, che ha una telecamera ad alta risoluzione, un monitor, un sistema vivavoce e un box tecnologico. Si collega a Internet e le distanze spariscono. Ciò consente di realizzare delle reti infinite, dei modelli infiniti di assistenza. Questo stesso modello lo abbiamo applicato per esempio alla nutrizione, per assistere i pazienti malnutriti in Rsa o a domicilio per la Sla, e ultimamente per curare le ferite cutanee con il chirurgo vascolare a distanza. La telemedicina può dare molto alla dialisi peritoneale, ma il modello che si crea per la dialisi peritoneale può dare un ritorno molto importante al sistema sanitario. E' quasi un modello perfetto di sperimentazione: pazienti molto complessi presi in carico da un gruppo di medici e infermieri".

Con l'ausilio della telemedicina e di sistemi per la dialisi peritoneale che diventano sempre più smart. L'ultimo lanciato da Baxter è un nuovo sistema per dialisi peritoneale automatizzata (Apd) denominato 'Claria', con piattaforma di connettività su Cloud (o web) Sharesource: sono 130 i centri dialisi che lo utilizzano (il 55% di quelli italiani) e oltre 900 i pazienti in trattamento (il 30% del totale dei pazienti in dialisi peritoneale automatizzata in Italia). "Le aziende hanno un importante ruolo nel contributo alla domiciliarizzazione del paziente, perché devono mettere a disposizione il loro know-how", evidenzia Andrea Ciandrini, Head of Marketing Renal, Baxter Italia.

"La nostra esperienza - spiega Ciandrini - è su 3 aspetti. In primo luogo quello amministrativo-logistico di gestione del paziente, una gestione ottimizzata e con differenti servizi. Il secondo aspetto è la formazione che diamo agli operatori sanitari, medici e infermieri, sia direttamente negli ospedali e sia supportandoli per partecipare a corsi formativi in centri di eccellenza italiani. Formiamo anche i giovani nefrologi che rappresentano il futuro per la dialisi peritoneale. E, infine, la terza parte è quella tecnologica: penso per esempio al sistema di telemonitoraggio lanciato negli ultimi 2 anni, che permette ai clinici di controllare il paziente ogni giorno in cui effettua il trattamento a casa, modificandolo quando non è allineato alle esigenze cliniche e adeguandolo alle caratteristiche del paziente".

Integrando questi aspetti, sottolinea, "lavoriamo per la sostenibilità economica della dialisi peritoneale, puntando a una diminuzione di eventuali costi derivanti dalle problematiche che possono scaturire da un uso scorretto delle tecnologie". Pazienti che chiedono che la dialisi non gli "sconvolga la vita". Come Francesco, 56 anni, che ha scelto la dialisi peritoneale e l'ha fatta per 2 anni per poi approdare al trapianto di rene. "Faccio il medico, sono molto attivo dal punto di vista dello sport e dei viaggi - racconta - Ho dovuto regolamentare qualcosa, ma ho fatto più o meno tutto. Ho sicuramente regolato i miei ritmi di vita sulla dialisi, ma anche, al contrario, regolato i ritmi della dialisi sulla mia vita. Non ho rinunciato a nulla, ho fatto la dialisi un po' ovunque: in baita, in barca a vela. E il 17 gennaio di quest'anno sono arrivato in forma ottimale al trapianto".

Sull'importanza di poter gestire il trattamento a domicilio insiste anche Orazio. "Ho iniziato questo percorso all'età di 30 anni e sto andando avanti da 3 anni - dice con la sua compagna Gabriella al fianco - Non bisogna dimenticare l'impatto psicologico che un paziente può subire. La strada della terapia a domicilio è vincente. Alla dialisi arrivano anche giovani attivi e dinamici, con tanta voglia di vivere e hanno bisogno di percorsi come questi". Percorsi che coinvolgono pure chi sta accanto ai pazienti, tiene a sottolineare Gabriella, che evidenzia l'importanza del supporto di medici e infermieri. "Ci stanno vicino in tutte le nostre tappe e sono stati importanti per il successo della nostra esperienza. Migliorando la vita di un dializzato, miglioriamo quella di una famiglia. Con la dialisi domiciliare - testimonia - noi abbiamo trovato un equilibrio e, per esempio, anche io sto tornando alla mia attività lavorativa. Abbiamo ritrovato la nostra normalità".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.