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Accolto ricorso Tim-Vivendi

CRONACA
Accolto ricorso Tim-Vivendi

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Il giudice civile di Milano, Elena Riva Crugnola, ha accolto il ricorso presentato dal cda di Tim e da Vivendi contro la decisione del collegio dei sindaci della compagnia di telecomunicazioni di accettare la richiesta del fondo di aggiornare l'ordine del giorno dell'assemblea di domani, inserendo le richieste di quest'ultimo. Domani, di conseguenza, non si voterà la revoca dei sei consiglieri di Tim.

Le dimissioni in blocco lo scorso marzo non sono considerate "un danno" per i soci e per Elliott, secondo il Tribunale di Milano, che ha accolto il ricorso contro la decisione del collegio sindacale.

LA SENTENZA -"Oltre che non palesemente ingiustificata, la presentazione di dimissioni in blocco neppure pare essere univocamente diretta a perseguire un intento di danno in capo alle socie Elliott, richiedenti la revoca di taluni dei dimissionari e la loro sostituzione nell'assemblea del 24 aprile 2018", scrive il giudice nella sentenza.

Con queste dimissioni, spiega ancora il giudice, "l'interesse delle socie alla rimozione di dati amministratori non è stato di per sé pregiudicato, gli stessi amministratori avendo comunque posto fine al loro mandato".

IL TRIBUNALE - Inoltre, la delibera dei sindaci di Tim che hanno integrato l'assemblea di domani con la richiesta di revoca dei consiglieri e la successiva nomina di nuovi consiglieri per integrare il cda non è considerata "valida" dal Tribunale di Milano, in quanto contraria alle regole.

"Va ritenuta, sempre nei limiti di sommario apprezzamento propri della valutazione cautelare, la invalidità della delibera impugnata in quanto disponente un'integrazione dell'odg appunto contraria alle regole legali e convenzionali e così determinante lo svolgimento di assemblea in contrasto con tali regole e passibile di sfociare in deliberazioni invalide", afferma il giudice.

CLAUSOLA - In sostanza, secondo il Tribunale, "l'innesco della clausola statutaria 'simul stabunt simul cadent' si è di per sé verificato in conseguenza delle dimissioni della maggioranza dei componenti del cda lo scorso 22 marzo". L'innesco "comporta la necessità di integrale rinnovo del cda, senza la possibilità di procedere a sostituzioni parziali interinali, come invece sostenuto dal collegio sindacale".

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