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Verona, 19enne portata in Pakistan e costretta ad abortire

CRONACA
Verona, 19enne portata in Pakistan e costretta ad abortire

Una ragazza pachistana di 19 anni, residente a Verona con la famiglia, dopo essere rientrata in patria nei mesi scorsi, sarebbe stata lì costretta ad abortire dal padre e segregata in casa. A chiedere aiuto è stata la stessa ragazza alle compagne di scuola con dei messaggi inviati via WhatsApp. La giovane ha frequentato fino ai mesi scorsi l'ultimo anno dell'Istituto professionale Sanmicheli.

La ragazza, fidanzata con un ragazzo veronese, era rimasta incinta. Insieme, avevano deciso di tenere il bambino che sarebbe dovuto nascere in giugno. Ma la famiglia si sarebbe opposta, portandola in Pakistan, dove appunto sarebbe stata costretta a interrompere la gravidanza.

I suoi amici, allarmati dai messaggi, hanno allertato la dirigenza scolastica che a sua volta ha avvertito la Digos e il consolato. Dalla questura di Verona spiegano che a fine 2017 il padre era stato denunciato dalla stessa figlia per maltrattamenti. La giovane era stata così ospitata in una struttura protetta, dalla quale però la stessa si era allontanata di sua volontà dopo solo quattro giorni e rientrando in famiglia. Così fino ai giorni scorsi, in cui appunto dal Pakistan sono arrivati i messaggi di aiuto della giovane.

L'INTERVENTO DELLA FARNESINA - Il ministero degli Esteri ha chiesto all'ambasciata d'Italia ad Islamabad di verificare con urgenza, con le autorità locali, le notizie relative a una studentessa pakistana, residente a Verona, che - rientrata in patria - sarebbe stata costretta dalla famiglia a interrompere la gravidanza. Se così fosse, si tratterebbe di un gravissimo episodio. L'Italia difende con forza e in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà e i diritti fondamentali sulla base della parità di uomini e donne.

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