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Tentato omicidio cardiologo, c'è la svolta

CRONACA
Tentato omicidio cardiologo, c'è la svolta

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Il presunto mandate nel tentato omicidio di un cardiologo, avvenuto a marzo scorso, sarebbe il fratello. E' quanto emerso dalle indagini della polizia di Foggia che ha arrestato tre persone: oltre al presunto mandante, i due esecutori materiali dell'agguato.

Il 27 marzo il cardiologo e il figlio, mentre uscivano da casa, erano stati affrontati da due persone, una delle quali aveva sparato due colpi d'arma da fuoco senza ferirli, solo per un colpo di fortuna. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza, presenti nella zona, acquisite dai poliziotti della squadra mobile, hanno permesso di visualizzare l'arrivo degli autori dell'agguato alcuni minuti prima, a bordo di un'auto con targa di nazionalità bulgara.

Le varie attività tecniche avviate dalla polizia hanno orientato le indagini sul versante familiare, evidenziando l'esistenza di "un forte rapporto conflittuale fra la vittima ed il fratello", di 43 anni, fa sapere la polizia, "come confermato dal medico in sede di denuncia".

I poliziotti, grazie alla targa del veicolo, hanno identificato e individuato in un casolare un 28enne albanese e la madre, oltre ad un terzo albanese. Portati negli uffici della squadra mobile, da attività tecniche e dall'ascolto di madre e figlio albanesi, è emersa la loro "partecipazione attiva in qualità di esecutori materiali del tentato omicidio".

I due avrebbero agito su richiesta del fratello, secondo l'accusa, "grazie anche all'intermediazione di uno straniero allo stato non identificato che, previo pagamento della somma di 5mila euro, aveva dato loro l'incarico, fornendo contemporaneamente anche l'arma da utilizzare".

Dalle indagini della polizia è emerso inoltre che il fratello del cardiologo, "al fine di precostituirsi un alibi, aveva consegnato preventivamente ai due albanesi uno scritto in cui risultava che loro stessi avevano ricevuto mandato di simulare l'azione delittuosa da parte della stessa vittima". Uno scritto che, secondo quanto ricostruito dagli agenti, i due albanesi "avrebbero dovuto consegnare all'avvocato nel caso in cui fossero stati fermati dalla polizia".

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