"Per Filippone era finito tutto 15 mesi fa"

"Ci siamo trovati di fronte a un muro insormontabile e invalicabile". Così il professore Massimo Di Giannatonio a 'Radio Capital' parlando di Fausto Filippone, il 49enne che domenica, dopo aver lanciato da un viadotto dell'A14 la figlia Ludovica di 10 anni, si è poi suicidato. Lo psichiatra, docente di Psichiatria presso il dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Chieti, per 7 ore ha cercato di convincere l'uomo a non gettarsi nel vuoto.

"Ha dovuto cercare dentro di sé il coraggio per lanciarsi nel vuoto. Nella sua mente era tutto definitivamente finito", ha sottolineato lo psichiatra aggiungendo che Filippone ha parlato "del fatto che la sua vita era irreversibilmente iniziata a cambiare, in termini inaccettabili e intollerabili, 15 mesi prima. E uno degli episodi che ha contribuito a costruire un'insostenibilità della sua esistenza è stata anche la perdita della madre nei mesi precedenti".

"Non forniva alcun tipo di risposta empatica e continuava a esprimere un giudizio morale e severo su stesso", ha continuato il mediatore aggiungendo che per il 49enne "la sua esistenza doveva terminare con un atto finale risolutore e risolutivo perché non c'era per lui possibilità né di essere perdonato né di comprendere le ragioni profonde di ciò che aveva fatto".

Quanto alla bambina, "era in una condizione di choc emotivo perché evidentemente si rendeva conto della tragica drammaticità di quel momento e non aveva alcun tipo di indipendenza psicologica per difendersi dalla figura fondamentale che era quel del padre".