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Saluto romano in foto di classe, è polemica

CRONACA
Saluto romano in foto di classe, è polemica

(Fotogramma)

"Visto che i ragazzi erano sorridenti e in posa (non avevano dunque volontà di violenza) né hanno testimoniato 'la volontà di ricostituzione di organizzazioni fasciste' in relazione al momento e all'ambiente", il saluto fascista "va inquadrato tra le libertà di espressione e di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite". Citando una sentenza della Cassazione Milena Nari, la dirigente scolastica del Liceo Socrate di Roma, a Garbatella, ha giustificato dieci studenti che si sono fatti immortalare in una foto di classe col braccio teso nell'atto di fare il saluto romano. Parole che sono finite ben presto nel mirino di un gruppo di "studenti e studentesse antifasciste" dell'istituto romano, "preoccupati ed attoniti" per il comportamento assunto dalla loro dirigente scolastica.

LA LETTERA DELLA PRESIDE - Dopo aver appreso la notizia della foto "ho parlato con la classe e i presenti hanno sottolineato il carattere goliardico della vicenda - scrive la preside in una lettera protocollata il 4 giugno, spedita ai rappresentanti di genitori e studenti e condivisa su Facebook dall'ex assessora all'ex Municipio XI in quota Pd Carla Di Veroli - il saluto era stato fatto per puro intento giocoso. Ho fatto riflettere sull'inopportunità del gesto". Poi, dopo aver citato una sentenza della Cassazione che stabilisce che il "saluto fascista non è reato se è commemorativo e non violento", la dirigente scolastica conclude la nota sostenendo che "non sussistono i presupposti per effettuare un Consiglio straordinario".

LA REPLICA DEGLI STUDENTI ANTIFASCISTI - "Una Preside che legittima un saluto romano dentro una Scuola orgogliosamente antifascista ci offende come giovani cittadini della Repubblica, ci fa inorridire come studenti democratici, ci fa vergognare come parte del Socrate - scrivono gli studenti in un comunicato diffuso il 6 giugno - siamo giovani antifascisti che credono nel ruolo delle istituzioni - aggiungono - ma di fronte a questa lettera, firmata dal funzionario pubblico a noi più vicino, ci sentiamo soli, e abbiamo paura, ormai, di dire che rifiutiamo il fascismo in ogni sua forma".

In merito ai compagni protagonisti della vicenda "siamo sicuri che i ragazzi in questione non volessero in alcun modo esaltare il regime fascista o ricostituirne il partito - spiegano - Ma quello che noi, Studenti e Studentesse liceali, riteniamo un gesto deplorevole fatto con leggerezza e senza cognizione di causa, viene giustificato da un Pubblico Ufficiale su carta intestata con l'emblema della Repubblica, 'liberalizzandolo' all'interno di un luogo pubblico di formazione". "Noi non vogliamo formarci sotto gli ordini di una Preside che permette manifestazioni fasciste dentro la nostra scuola - concludono - Vogliamo come Preside un degno rappresentante della Repubblica Italiana, qualcuno che rispetti e onori i valori di quello Stato al quale noi, con il nostro studio e con la nostra partecipazione politica del presente, vogliamo contribuire per il futuro".

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