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Il mistero dello sciatore senza nome

CRONACA
Il mistero dello sciatore senza nome

E' un mistero l'identità di uno sciatore, morto all'incirca sessant'anni fa e ritrovato senza vita il 22 luglio del 2005 a quota 3100 metri, su un ghiacciaio in Valtournenche in località Cime Bianche in Val d’Aosta. Per dare un nome all'uomo la Polizia di Stato, tramite un appello lanciato sul profilo Facebook Agente Lisa, chiede aiuto.

Recentemente il caso è stato affidato al gabinetto interregionale della polizia scientifica di Torino, guidato dal vice questore Sabrina Castelluzzo, che ha avuto il compito di identificarlo. Dopo un’indagine storico-scientifica, in questi giorni, gli investigatori hanno consegnato i risultati delle perizie iniziate nel 2017. I resti appartengono a un uomo alto un metro e 65 centimetri circa e di un’età probabile di circa 30 anni; sulla camicia verde che indossava sono ricamate due iniziali, M.M..

Per stabilire un presunto periodo della morte le indagini si sono basate sulla perizia di una moneta da cinque lire, coniata tra il 1946 e il 1950, trovata nella tasca dei pantaloni da sci: un particolare che posizionerebbe il periodo della morte non prima dell’inverno del 1950.

Altri oggetti appartenuti allo sciatore fanno pensare che l’uomo potesse avere una vita agiata e che probabilmente non fosse italiano, per questo le ricerche in Italia non hanno dato buon esito. Gli oggetti sono: un paio di sci Rossignol Olimpique numero 7200-210 risultato un modello degli anni '40 o '50, riservati in quel tempo a sciatori esperti che volevano un prodotto di alta qualità, e i bastoncini trovati vicino al corpo, in metallo e non in bambù, un altro particolare di lusso che rileva una certa disponibilità economica dell’uomo. C’è poi un orologio Omega che riporta un numero seriale 11666171; venduto l'8 febbraio 1950 l’oggetto era destinato alle colonie francesi come Tunisia, Algeria e Marocco e fa pensare che, con ogni probabilità, lo sciatore senza identità potesse essere di nazionalità francese. Gli occhiali ritrovati nel taschino dicono che chi li portava era miope, soprattutto dall’occhio destro. È stato ritrovato, inoltre, un carnet da 60 corse per la funivia Breuil-Plan Maison.

Sono passati sessant’anni e l'appello degli investigatori, fatto anche sui social, è proprio questo: chiunque, in questi oggetti, potrebbe ricordare un padre, un fratello, un nonno o un amico e aiutare così la Polizia a risolvere il mistero.

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