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Acqua su Marte

CRONACA
Acqua su Marte

(Afp)

Acqua salata in una nicchia biologica. La scoperta della vita su Marte non è mai stata così vicina. E dopo decenni di ipotesi e ricerche la conferma è arrivata ieri: sotto la superficie del pianeta rosso c'è dell'acqua allo stato liquido. A scoprirlo, un team di scienziati italiani che hanno indagato idati forniti dal radar italiano Marsis che si trova a bordo della sonda europea Mars Express. L'annuncio dell'importante scoperta è stato fatto ieri durante una conferenza stampa internazionale congiunta dell'Agenzia Spaziale Italiana, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e dell'Università Roma Tre, convocata nella sede dell'Asi per illustrare lo studio pubblicato su Science.

I DATI - I dati di Marsis indicano che probabilmente l’acqua è salata poiché alla profondità di 1.5 chilometri, dove l’acqua è stata identificata, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0°C. I sali, che probabilmente sono simili a quelli che la sonda Nasa Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da "antigelo" aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido.

"MARTE ADATTO A OSPITARE VITA" - Acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica sono ingredienti che gli scienziati ritengono potrebbero far pensare anche a "una nicchia biologica". "Tutto questo ci fa comprendere che le precondizioni per trovare vita su Marte ci sono" afferma all'Adnkronos Enrico Flamini, Chief Scientist dell'Agenzia Spaziale Italiana. "Ora sappiamo che Marte è più adatto ad ospitare vita di quanto pensavamo. Ora sappiamo che acqua liquida c'è ed è stabile da centinaia di milioni di anni. Siamo a un passo, siamo più vicini a pensare che ci possa essere vita" sul pianeta rosso, scandisce Flamini.

STUDIO ITALIANO - Lo studio pubblicato su Science con il titolo 'Radar evidence of subglacial liquid water on Mars' è stato realizzato da un team composto da ricercatori appartenenti a centri di ricerca e università italiane: Agenzia Spaziale Italiana, Istituto Nazionale di Astrofisica, Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Sapienza Università di Roma. "Marsis è uno strumento straordinario" e questa scoperta "è un passo enorme, uno studio interamente firmato da italiani" dice ancora Enrico Flamini.

"I dati non sono riservati, erano già stati condivisi da tanti team di scienziati, ma chi ha visto l'anomalia, chi ha trovato la chiave di lettura di questi materiali sono stati gli italiani" spiega ancora Flamini, un 'marziano storico' come gli altri studiosi italiani autori dello studio che contano 30 anni di competenze sui dati relativi a Marte. Quella annunciata oggi "è una scoperta epocale ma non è la risposta finale sulla presenza di vita su Marte" chiarisce Enrico Flamini spiegando che ora gli scienziati italiani hanno messo "a punto un metodo che aiuterà anche altri studiosi a rivedere i dati che arrivano da Marte con occhi diversi".

"FORSE ALTRA ACQUA SU MARTE" - I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte e ora, messo a punto il metodo di analisi, potranno continuare a investigare. E sono decenni che si studia il pianeta rosso. Grazie alla sonda Viking della Nasa dal 1976 è diventato evidente il fatto che la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi e le successive missioni hanno confermato sempre più tale presenza. "Il grande dilemma era quindi quello di dove sia finita tutta quell’acqua" racconta Roberto Orosei dell'Inaf, primo autore dell’articolo. "Buona parte di questa - evidenzia Orosei - è stata portata via dal vento solare, che spazzò quella che mano a mano si vaporizzava dalla superficie degli specchi d’acqua".

Un’altra significativa porzione di acqua, continua Roberto Orosei, "è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido". Questo era ciò che si ipotizzava a metà degli anni '90, quando la missione Mars Express fu annunciata dall’Agenzia Spaziale Europea e l’Asi propose di adottare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità.

IL RADAR MARSIS - Il radar Marsis fu ideato e proposto dal professore Giovanni Picardi dell'Università La Sapienza di Roma, e la sua realizzazione fu gestita dall’Agenzia Spaziale Italiana e affidata a Thales Alenia Space Italia. La Nasa, attraverso il Jet Propulsion Laboratory e l'Università dell'Iowa, ha fornito una parte dell’elettronica e la speciale antenna ben visibile in tutte le immagini di Mars Express. L'Asi lo consegnò all'Agenzia Spaziale Europea per installarlo sul satellite che venne poi lanciato il 2 giugno 2003. Marsis è un radar sounder, ovvero un radar che opera a frequenze tra 1.5 e 5 MHz in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 chilometri di profondità, a seconda delle caratteristiche geofisiche degli strati profondi, ma anche di misurare con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera marziana.

"Era uno strumento di concezione innovativa, completamente diverso dall'unico lontano precursore volato un quarto di secolo prima sull'ultima missione Apollo, estremamente promettente di cui si doveva non solo sviluppare l’elettronica, ma anche il modo di elaborarne i dati. Un contributo importante venne dai colleghi del Jpl della Nasa e dell’Università dell’Iowa" segnala infine Enrico Flamini, Chief Scientist di Asi.

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