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Cos'è la scabbia e come si cura

CRONACA
Cos'è la scabbia e come si cura

Immagine di repertorio (Fotogramma)

E' allarme scabbia per i 150 migranti a bordo della nave Diciotti, bloccata da lunedì al porto di Catania. Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, dopo un'ispezione qualche giorno fa a bordo dell'imbarcazione, ha spiegato che la situazione "è critica" e che "ci sono diversi casi di scabbia". Ma che cos'è la scabbia?

COS'È - La scabbia è una infestazione della pelle provocata da un parassita chiamato acaro della scabbia, lo Sarcoptes scabiei var. homini. La femmina di questa specie scava delle piccole 'gallerie' appena al di sotto della superficie della pelle, per deporvi le uova, che si schiuderanno dopo pochi giorni liberando le larve.

COME AVVIENE IL CONTAGIO - La fonte più comune di trasmissione della scabbia, si legge sul sito del Ministero della Salute, è il contatto diretto e prolungato con un individuo infestato. Occorrono da 15 a 20 minuti di contatto perché si verifichi la trasmissione. La trasmissione è frequente tra le persone che vivono a stretto contatto: all'interno di una famiglia, negli istituti di lunga degenza, asili nido, caserme, ecc. E’, inoltre, relativamente semplice trasmettere la scabbia al partner sessuale. L’acaro non sopravvive più di 48-72 ore se lontano dall'uomo. Il contagio indiretto è raro e può avvenire attraverso il passaggio dell’acaro alla biancheria e lenzuola.

I SINTOMI - Il sintomo principale è un intenso prurito che si accentua durante la notte.

QUALI SONO I RISCHI - I pericoli maggiori sono il passaggio degli acari alle altre persone con cui si è a contatto, ma anche le infezioni che si possono contrarre sulla pelle arrossata per il continuo grattarsi.

COME SI CURA - Il trattamento della scabbia, si legge sul sito del Ministero della Salute, si basa su terapie orali o sull'applicazione di acaricidi, prodotti che uccidono l’acaro responsabile. In genere la terapia viene ripetuta a distanza di una settimana. Al termine della cura può persistere il prurito - anche 15 giorni dopo la terapia - perché il trattamento uccide l’acaro ma il suo corpo rimane nella cute e continua a creare uno stimolo allergico.

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