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Iraq, l'ambasciatore: "L'Is vende i reperti rubati per finanziare la sua guerra"

ESTERI
Iraq, l'ambasciatore: L'Is vende i reperti rubati per finanziare la sua guerra

(Adnkronos)

"Lo Stato islamico non solo distrugge i luoghi di culto, ma rivende anche i reperti archeologici per finanziare la sua guerra". Lo ha detto all'Adnkronos l'ambasciatore iracheno, Saywan Barzani, a margine della cerimonia di restituzione di alcuni reperti trafugati in Iraq e recuperati dai carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale.

"Non siamo al corrente - ha proseguito Barzani - di quali circuiti si servano e su quali mercati li vendano, ma sappiamo che utilizzano questi reperti, sottratti in tutte le città storiche dell'Iraq e della Mesopotamia che sono cadute sotto il loro controllo, per finanziarsi".

Lo Stato islamico, ha proseguito Barzani, "è oscurantista: in Iraq non sta compiendo solo una strage di esseri umani ma anche del patrimonio culturale del Paese. Hanno distrutto la maggioranza delle moschee, dei tempi yazidi e hanno danneggiato le chiese cristiane e ortodosse nelle zone sotto il loro controllo. L'Is ha fatto esplodere con la dinamite le tombe dei profeti Seth e Giona e quella di San Giorgio, patrono di Mosul. Se ne è parlato poco, ma si tratta di una grande catastrofe per l'umanità".

Il ringraziamento all'impegno dell'Italia - "Quello che viene dall'Italia è un grande aiuto. Ci sono 10 milioni di persone nelle aree che sono protette dai combattenti curdi: i peshmerga stanno combattendo per tutti, anche per l'Occidente", dice Barzani.

"Se non fosse per i peshmerga,- ha proseguito l'ambasciatore - l'Occidente dovrebbe inviare migliaia di soldati. Questi aiuti, in termini di armi e di addestramento, che arrivano dall'Italia, aiutano tutto il mondo libero ad evitare una grande catastrofe".

Barzani non condivide le polemiche "sul fatto che si stiano armando questi combattenti. I peshmerga fanno parte del sistema di difesa iracheno. Nella nostra costituzione c'è scritto che i peshmerga sono una componente dell'esercito: gli iracheni su questo sono d'accordo, non capisco perché altri debbano preoccuparsi".

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