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Russia, a San Pietroburgo la fabbrica dei commenti pro Cremlino sui social

turni di 12 ore e nessun contatto con l'esterno al Centro di ricerca Internet di Pietroburgo

ESTERI
Russia, a San Pietroburgo la fabbrica dei commenti pro Cremlino sui social

Una vera e propria fabbrica. Con quote di produzione di 135 commenti a turno, e turni di 12 ore, giorno e notte, stipendio base di 40mila rubli al mese (700 dollari). Le tende tirate. I dipendenti non autorizzati a uscire dal palazzo durante il giorno e multati per qualche minuto di ritardo. Scoraggiati anche i contatti fra i diversi dipartimenti (news, facebook, blog su LiveJournal, news, creazione immagini e grafiche, video, post sui forum delle amministrazioni locali o siti stranieri come CNN o il New York Times). E' il centro Ricerche Internet di San Pietroburgo, un palazzo in periferia di quattro piani, 40 stanze, 400 dipendenti, in cui si sforna la propaganda pro Cremlino sulla rete, diretto dal colonnello in pensione del ministero degli Interi Mikhail Bystrov, come ha reso noto Novaya Gazeta che, insieme a La mia regione e a Radio Liberty, ha raccolto le testimonianze dei dipendenti o ex dipendenti sul funzionamento della macchina.

Marat Burkhard, due mesi di lavoro al centro prima di lasciare il lavoro che definisce assurdo, ha spiegato che il suo incarico era quello di intasare i forum dei siti locali, con commenti allineati alle posizioni del Cremlino sui diversi argomenti che venivano suggeriti ogni giorno, dall'Ucraina all'omicidio Nemtsov. All'inizio, ricorda, ti fanno scrivere di temi generici, come i pro e contro dell'essere vegetariani, ma subito ti chiedono altro, per esempio dei convogli umanitari a Donetsk.

"Eravamo divisi in gruppi di tre, uno di noi faceva il 'cattivo', la persona che non era d'accordo con le idee presentate nel forum e criticava le autorità, per dare un senso di autenticità a quello che facevamo. Gli altri due si scontravano con lui, con messaggi come, "non sei nel giusto, tutto qui funziona". Uno pubblicava una immagine, e l'altro un link. Il pattern era questo, cattivo immagine, link. "Eravamo tutti insieme, ma non parlavamo molto fra noi, non ce ne era bisogno, capivamo bene da soli cosa facevano gli altri, non era neanche necessario leggerlo perché non c'era nulla che avesse senso. Un commento non doveva essere di più di 200 caratteri, bisognava solo rimanere seduti e scrivere, scrivere e scrivere...il nostro gruppetto attraversava il paese, fermandosi a ogni forum, da Kaliningrad fino a Vladivostok...per creare l'illusione che questi forum funzionassero veramente...ci assegnavano alcune parole chiave, per esempio shoigu, ministro difesa, esercito russo, e dovevamo assicurarsi che apparissero nei nostri commenti. potevamo anche coniugarle o declinarle".

Vladimir Putin ha elencato la purga della rete come una delle priorità per la sicurezza nazionale nel discorso che ha tenuto oggi ai vertici dell'Fsb. E se la fabbrica di San Pietroburgo immette materiale nel web, realtà come MediaGvardia, un'organizzazione giovanile che fa capo a Russia unita nata nel 2013, si propone invece di rimuovere dalla rete i contenuti "pericolosi". Quattromila volontari in tutto il paese ricevono segnalazioni da informatori e verificano di cosa si tratta, nel caso segnalano il caso alle autorità competenti, ovvero a Rozkomnadzor. Fino a ora hanno segnalato più di 18.767 casi, con 2.475 siti chiusi in seguito alla loro attività.

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