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Lo Porto, Casa Bianca mette in discussione strategia droni

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Lo Porto, Casa Bianca mette in discussione strategia droni

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"Per anni i consiglieri del presidente hanno detto che errori come quello che hanno provocato la morte di due ostaggi occidentali "non sarebbero mai avvenuti". Ed ora l'amministrazione si sta chiedendo se si sia fatto abbastanza per eliminare i rischi di questi errori". E' quello che scrive oggi il Washington Post a proposito del raid dello scorso gennaio in cui i droni americani hanno uccisi Giovanni Lo Porto e l'americano Warren Weinstein.

Ad essere messa in discussione è la stessa strategia seguita in questi anni in cui l'amministrazione Obama ha usato i droni come arma principale della lotta al terrorismo, cioè quella della "near certainty". Le linee guida per l'autorizzazione ai raid, elaborate dal direttore dalla Cia John Brennan e firmate da Barack Obama, prevedono infatti che la luce verde per l'azione venga data quando sulla base delle informazioni di intelligence si ha la 'quasi certezza' che l'obiettivo colpito sia terroristico e che non si rischia di mettere in pericolo civili. "Purtroppo quest'ultima valutazione della 'near certainty' si è rivelata sbagliata", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.

Una strategia che in questi anni è stata duramente condannata e contestata dalle associazioni per i diritti umani che accusano l'amministrazione Obama di aver provocato la morte di centinaia di civili. Weinstein e Lo Porto "non sono assolutamente i primi innocenti uccisi dai nostri droni, e in nessun altro caso gli Stati Uniti hanno chiesto scusa per i loro errori", ha detto Alka Pradhan, avvocato di Reprive U.S., organizzazione che rappresenta le vittime civili dei droni.

Barack Obama ha annunciato che un'inchiesta verrà condotta per determinare come si sia arrivati a questo tragico errore, ma nella intelligence community c'è chi crede che non sia possibile arrivare ad un livello più alto di certezza se si vuole mantenere l'uso dei droni. "Chiedere un standard più alto di prova vorrebbe dire la fine di questo tipo di operazioni" ha detto Adam Schiff, capogruppo democratico alla commissione Servizi della Camera, ricordando che in questo caso non si è trattato di un drone che ha colpito "l'edificio sbagliato, una famiglia innocente, la tragedia è stata che vi fossero nascosti ostaggi innocenti".

LE RIVELAZIONI DEL NY TIMES - Po che settimane dopo il raid del 15 gennaio nel villaggio di Wacha Dara, nella valle di Shawal, l'intelligence americana cominciò a "raccogliere informazioni riguardo al fatto che Warren Weinstein e Giovanni Lo Porto potessero essere morti, senza però collegarle alla possibilità che potessero essere rimasti uccisi nel raid della Cia". E' quanto rivela oggi il New York Times in lungo articolo in cui rivela molti retroscena della tragica vicenda intorno alla quale, sottolinea, "sono emerse molte domande, sul modo in cui si è arrivati al raid, sul modo in cui si è saputo che erano rimasti uccisi degli ostaggi e sul perché la Casa Bianca ha impiegato tanto tempo a rendere pubblica la notizia".

"C'erano due sepolture in più rispetto a quelle che ci aspettavamo, e non sapevamo chi fossero", ha detto al Times una fonte, spiegando che dopo il bombardamento i droni da ricognizione ed i satelliti hanno mostrato che dalle rovine dell'edificio bombardato venivano estratti non quattro corpi - come si aspettavano gli analisti Cia - ma sei. "Ci vollero settimane perché la portata del disastro fosse rivelata", scrive ancora il Times, rivelando quindi che i corpi dei due cooperanti "rimangono sepolti a Shawa, accanto a quelli degli altri quattro uccisi nel raid, non lontano dal luogo del raid americano".

Attivata la rete di informatori sul campo, e rafforzate le intercettazioni, la Cia incominciò così ad ascoltare conversazioni riguardo al fatto che nel raid fossero stati uccisi "degli occidentali". Allo stesso tempo - stiamo parlando di settimane dopo il raid - l'intelligence Usa iniziò a raccogliere informazioni sulla possibile morte dei due ostaggi, senza però fare collegamenti. A questo punto, si era all'inizio di febbraio, l'Fbi ha avvisato la famiglia Weinstein della possibilità che il 73enne cooperante americano fosse morto.

"Stavano raccogliendo informazioni riguardo alla possibilità che fosse morto e pensarono che dovessero informare la moglie, ma lei continuava a sperare", ha raccontato un consulente che lavorava al caso, precisando che a quel punto la famiglia pensava che il 73enne, che aveva problemi di salute, fosse morto di malattia. Intanto, l'intelligence continuava ad indagare ed a raccogliere informazioni, attività ardua dal momento che non era possibile inviare investigatori nelle pericolosissime aree tribali o parlare con testimoni.

Alla fine però i pezzi del mosaico hanno iniziato a collegarsi, e gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che i due ostaggi si trovavano nel compound già da prima che iniziasse l'attività di 'surveillance' da parte di droni, satelliti che portò al raid, oppure che in qualche modo fossero stati fatti entrare eludendo questa sorveglianza.A questo punto, conclude la ricostruzione, "Obama è stato finalmente informato sulla conclusione dell'inchiesta questo mese", mentre venivano informati anche alcuni membri del Congresso.

Per quanto riguarda le comunicazioni all'Italia, il Times conferma quanto detto ieri dal presidente americano, cioè che Obama ha telefonato mercoledì al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che aveva incontrato la scorsa settimana alla Casa Bianca, per informarlo.

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