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Ian Bremmer: "In Siria una soluzione politica non è al momento possibile"

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Ian Bremmer: In Siria una soluzione politica non è al momento possibile

Foto di Jeff Cottenden

Una soluzione politica in Siria non è ora possibile, perché lo sia il presidente Bashar Assad dovrebbe consolidare le sue conquiste, con il sostegno di Russia e Iran. E' quanto sostiene, in un'intervista con l'Adnkronos, Ian Bremmer, l'analista americano di politica estera fondatore e presidente del think tank Eurasia Group, nella quale sottolinea le difficoltà della posizione turca e la debolezza degli Stati Uniti, di cui la Russia si sta facendo gioco, mentre esclude l'ipotesi di un invio di truppe saudite, come Riad lascia intendere.

"La Turchia - dice - si trova una posizione difficile. Con un'operazione di terra in Siria rischia un confronto militare diretto con la Russia, peggiorando una situazione già infiammabile. Per questa ragione, gli alleati della Turchia nella Nato si oppongono fortemente". D'altro canto, ragiona Bremmer, "è chiaro che la strategia della Nato in Siria non sta funzionando, ed è per questo che Stati Uniti ed Europa darebbero il benvenuto ad un approccio più assertivo della Turchia". E la richiesta della cancelliera tedesca Angela Merkel di creare una no-fly zone "è un tentativo di offrire un sostegno più forte alla Turchia, ma è troppo poco e troppo tardi, a causa della presenza militare russa in Siria".

Dunque, sostiene l'analista, "una soluzione politica non è possibile al momento: per quanto sia difficile da accettare per l'Occidente, ogni soluzione politica richiederebbe che Assad consolidasse il suo territorio, con il sostegno russo e iraniano, la realtà politica ha costretto l'Occidente ad allontanarsi dal suo 'Assad deve andarsene'".

Quanto all'atteggiamento della Russia, "il punto non è che stia cercando di indebolire la Nato, sebbene lo stia certamente facendo". "Il punto è - osserva Bremmer - è che Mosca si sta prendendo gioco delle politiche e delle preferenze degli Stati Uniti. Ma la verità è che gli Stati Uniti hanno indebolito se stessi dicendo costantemente una cosa e facendone un'altra. E' abbastanza chiaro, nonostante tutte le chiacchiere su 'liberarsi di Assad' e 'distruggere l'Is', che l'attuale politica di Washington sia di evitare di finire risucchiati nel conflitto siriano. E finora lo hanno fatto abbastanza bene, dando ai russi molto spazio per agire".

Infine, sul possibile invio di truppe saudite, il presidente di Eurasia Group sostiene di non voler dare troppo credito a questa ipotesi. "Anche se Riad lo facesse, sarebbe più simbolico che altro. I sauditi stanno combattendo una guerra attiva nello Yemen, che non sta andando bene. Le loro finanze hanno subito un colpo a causa del basso prezzo del petrolio. E si sentono isolati, mentre l'Iran, il grande rivale della regione, si prepara a rientrare nella comunità internazionale". Per tutto questo, conclude Bremmer, "un impegno massiccio di truppe saudite in Siria sarebbe molto impopolare nel Regno. Ma stanno cercando di proiettare un'immagine di forza contro i russi e per dimostrare che sono ancora un attore importante nella regione. E' una battaglia tutta in salita".

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