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Regeni, scontro su tabulati e video. Egiziani: "Non li daremo mai"

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Regeni, scontro su tabulati e video. Egiziani: Non li daremo mai

(Fotogramma)

E' scontro fra Italia ed Egitto sulla documentazione riguardante il caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo. La procura di Roma farà una nuova rogatoria internazionale per tornare a chiedere alle autorità egiziane le richieste di acquisizione dei tabulati telefonici e dei video utili nelle indagini sull'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. All'indomani dell'esito fallimentare del vertice con gli investigatori egiziani, la procura di Roma prepara dunque nuove istanze per fare luce sulla morte del giovane.

L'Egitto però fa muro. Il capo del team investigativo egiziano arrivato a Roma nei giorni scorsi, l'assistente del procuratore generale Mostafa Suleiman, nel corso di una conferenza stampa al Cairo ha dichiarato che gli investigatori egiziani "non consegneranno mai" alle autorità italiane i tabulati delle utenze telefoniche perché è "contro la Costituzione e la legge egiziana".

Suleiman ha spiegato che nel corso degli incontri a Roma le autorità italiane hanno chiesto agli egiziani le immagini delle telecamere situate alla stazione della metropolitana al Cairo in cui Regeni era sceso lo scorso 25 gennaio. "Ma queste immagini si sono auto-cancellate e noi non abbiamo la tecnologia per recuperarle", ha affermato Suleiman, aggiungendo che "c'è un software tedesco che costa moltissimo, ma che recupera solo il 50% delle immagini" perse.

L'assistente del procuratore generale ha quindi sottolineato che la delegazione egiziana ha consegnato il rapporto dell'autopsia su Regeni e che con quello fatto dall'Italia ci sono "alcune differenze non importanti". Suleiman ha infine precisato che le autorità egiziane hanno chiesto "agli italiani di poter esaminare il laptop del ricercatore".

Non solo. Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukry in una telefonata al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è detto turbato dall'"indirizzo politico" che sta assumendo la gestione della vicenda di Giulio Regeni. Lo ha riferito il portavoce del ministero, Ahmed Abu Zeid.

Da fonti investigative italiane si apprende che "le autorità egiziane non avrebbero affatto consegnato la quasi totalità della documentazione richiesta sia dalla magistratura italiana, sia dagli investigatori". "Gli inquirenti egiziani, invece - sottolineano le stesse fonti - nel corso delle riunioni tenutesi, prima al Cairo e poi a Roma, avrebbero consegnato ai magistrati italiani buona parte, ma non certamente il 98%, dei documenti richiesti dall'Italia".

"Non sono stati consegnati - continuano - i tabulati relativi alle celle dei luoghi in cui Regeni è scomparso ed è stato rinvenuto cadavere, considerati indispensabili ed essenziali, non solo per una oggettiva ricostruzione di reati complessi quali l'omicidio in argomento, ma anche un importante strumento di riscontro ad ogni ipotesi investigativa".

"In tutti i Paesi democratici, anche quelli la cui legislazione è più attenta al rispetto della privacy, l'analisi del traffico telefonico, anche quello delle celle, è uno strumento investigativo ampiamente utilizzato", sottolineano le stesse fonti investigative italiane. "Al riguardo, è stato evidenziato che le celle erano state richieste fin dall'8 febbraio scorso - concludono - e mai era stato opposto un problema normativo costituzionale legato alla privacy".

Il ministero degli Esteri egiziano ha intanto ricevuto la notifica ufficiale del richiamo dell'ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, avvenuto ieri a seguito del sostanziale fallimento del vertice tra le autorità giudiziarie italiane e quelle egiziane sul caso del ricercatore Giulio Regeni. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abu Zeid, ad alcuni media locali.

Sulla vicenda Regeni è intervenuto oggi il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. "L'Italia - ha sottolineato - ha sempre detto che non può mettere in secondo piano la verità. Lo dobbiamo alla famiglia e alla dignità del Paese. Questa è la nostra posizione, che mi pare molto chiara e coerente''.

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