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Strage San Pietroburgo, l'attentatore è un kamikaze: identificato

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Strage San Pietroburgo, l'attentatore è un kamikaze: identificato

(Afp)

Sarebbe un kirghiso di 22 anni, di origine uzbeka, che aveva ottenuto cittadinanza russa il sospetto attentatore della metropolitana di San Pietroburgo, dove ieri pomeriggio 14 persone sono state uccise e circa 49 ferite (di cui 4 in gravi condizioni) nell'esplosione di un ordigno a bordo di un vagone della metro che aveva appena lasciato una stazione. A darne notizia sono state le forze di sicurezza dello stato centroasiatico, si legge sul sito della Bbc. L'uomo è stato identificato come Akbarzhon Jalilov, che si era trasferito in Russia, per raggiungere il padre, dalla regione di Osh nel 2011, dopo aver avviato le pratiche per chiedere la cittadinanza russa presso il consolato della città in cui risiedeva. Il padre, con cui aveva anche lavorato come meccanico, era poi tornato in Kirghizistan, ma lui era rimasto a San Pietroburgo.

Akbarzhon Jalilov (Dzhalilov), 22 anni, di etnia uzbeka, un fratello e una sorella più piccoli, era tornato nel suo Paese d'origine lo scorso febbraio per un mese, hanno spiegato fonti vicine all'inchiesta ed è in questo periodo che sarebbe stato reclutato. Al suo ritorno era una persona diversa, chiuso e asociale, aggiungono le fonti. A San Pietroburgo aveva lavorato fino al 2015 in un sushi bar.

Jalilov era musulmano, andava a pregare in moschea, ma non veniva considerato come radicalizzato: era interessato anche alla musica pop e alle arti marziali. Il giovane non avrebbe agito da solo, ma con la complicità di un uomo e una donna, anche loro originari dell'Asia centrale, ricercati dagli inquirenti, una informazione tuttavia non ancora confermata ufficialmente.

Sarebbe stato lui ad di aver collocato anche la bomba inesplosa alla stazione di Ploshchad Vosstaniya. Tracce del suo Dna sono state trovate anche sulla borsa in cui era contenuto un secondo ordigno inesploso trovato in un'altra stazione della metropolitana. Lo ha reso noto la portavoce del Comitato investigativo russo, Svetlana Petrenko.

"L'attentatore era un kamikaze", a confermarlo il ministro degli Esteri di Biskek, Erlan Abyldaev, nel corso di una conferenza stampa con il collega russo Sergei Lavrov. Il ministro kirghizo ha però sottolineato che al momento non sono noti i motivi per cui ha agito: "Per quanto riguarda il legame con il radicalismo islamico - ha sottolineato - dobbiamo aspettare di sapere altre cose, fino a quando non saranno diffusi tutti i risultati delle indagini".

Dal canto loro, gli inquirenti russi hanno identificato la persona che avrebbe azionato l'esplosivo nella metropolitana ma, per ora, l'identità non è ancora stata resa nota: "L'ordigno esplosivo può essere stato fatto detonare da un uomo i cui resti sono stati ritrovati nel terzo vagone della metropolitana. La sua identità è stata stabilita, ma non è ancora stata resa nota nell'interesse dell'inchiesta", ha precisato Svetlana Petrenko, portavoce del Comitato inquirente.

I media statali kirghisi hanno riferito che i servizi di sicurezza del Paese sono in contatto con i servizi segreti russi per ulteriori indagini. Da parte degli investigatori russi sono stati divulgati pochi dettagli. Finora nessun gruppo ha rivendicato l'attacco.

Non è inoltre esclusa una richiesta di assistenza a servizi di altri Paesi da parte degli inquirenti russi che lavorano sull'attentato, ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dall'agenzia Tass. "Saranno i nostri inquirenti a decidere", ha aggiunto. I servizi di sicurezza del Kirghizistan e del Kazakhstan hanno confermato che stanno lavorando con le loro controparti russe nell'inchiesta sull'attentato di San Pietroburgo.

L'organizzazione dell'attentato in coincidenza con la presenza del presidente Vladimir Putin in città è un elemento su cui lavorano i servizi di sicurezza, ha spiegato ancora Peskov: "Il fatto che questo attentato terroristico sia stato commesso nel momento in cui il capo di stato era in città ci fa pensare, è elemento che cattura l'attenzione. E' materia di analisi dei servizi di sicurezza", ha affermato.

Intanto, il presidente americano Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin per porgere le condoglianze alle famiglie delle 11 vittime e assicurare un "sostegno totale degli Stati Uniti nel rispondere all'attacco e nel portare davanti alla giustizia i responsabili''. A riferirlo, il Cremlino e la Casa Bianca.

Urla, fumo e paura: le immagini da San Pietroburgo

"Il presidente Trump e il Presidente Putin hanno convenuto che il terrorismo è un male che deve essere combattuto congiuntamente e deve essere rapidamente sconfitto", si legge nel comunicato della Casa Bianca.

Il presidente russo Putin ha poi parlato al telefono con il presidente francese Francois Hollande e con la Cancelliera tedesca Angela Merkel con cui ha concordato di intensificare lo scambio di informazioni da parte dei servizi di sicurezza e sottolineato l'importanza della cooperazione contro il terrorismo. "Le parti hanno sottolineato l'importanza di aumentare la cooperazione per contrastare la minaccia del terrorismo che è comune a tutti i paesi e hanno concordato di rafforzare lo scambio di informazioni su questi temi attraverso i servizi di sicurezza", ha reso noto il Cremlino. Merkel e Hollande "hanno espresso le loro più profonde condoglianze per il barbaro attacco terroristico nella metropolitana di San Pietroburgo".

L'ATTENTATO - Il Comitato inquirente russo ha aperto un'inchiesta per terrorismo, ha reso noto la portavoce Svetlana Petrenko, precisando che gli inquirenti considerano l'esplosione come un atto terroristico, pur continuando a non escludere versioni diverse. Il portavoce del comitato nazionale antiterrorismo Andrei Przhezdomsky ha precisato che la bomba disinnescata è "un ordigno rudimentale".

L'esplosione è avvenuta intorno alle due e quaranta ora locale (l'una e quaranta in Italia) nel tunnel della metropolitana, fra le stazioni Tekhnologicheskiy Institut e Sennaya Ploshad, che è stata invasa dal fumo, tanto che in un primo momento si era parlato dell'esplosione di un secondo ordigno. Un altro, inesploso, è stato trovato alla stazione di Ploshad Vosstaniya (Piazza della Rivoluzione).

DUE FUGGITIVI - Due persone sono ricercate in relazione all'esplosione . Secondo una fonte della sicurezza, citata dall'agenzia di stampa Interfax, uno dei sospetti "ha piazzato l'ordigno che è esploso all'interno del treno, il secondo ha lasciato il congegno esplosivo nella stazione della metro di Ploshchad Vosstaniya", dove è stato disinnescato. L'ordigno era stato nascosto in un estintore.

ONU - Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite condanna "nei termini più forti l'attacco terroristico barbaro e vile" di San Pietroburgo. I membri del Consiglio "hanno espresso la loro profonda solidarietà e cordoglio alle vittime di questo atto atroce di terrorismo, alle loro famiglie, al popolo e al governo russo", si legge in un comunicato dell'Onu, che ammonisce: "I responsabili, gli organizzatori, i finanziatori e i i mandanti di questi atti riprovevoli devono essere portati davanti alla giustizia".

IL PATRIARCA - "Questo crimine non può avere alcuna giustificazione: la Chiesa ortodossa russa condanna fermamente l’azione aggressiva contro i civili e invita la società a opporsi a ogni manifestazione di violenza". E' il contenuto del messaggio inviato dal patriarca di Mosca Kirill al governatore di San Pietroburgo Georgy Poltavchenko e al metropolita Varsonofio, dopo l'attentato terroristico nella metropolitana.

Kirill, come riferisce il Sir, servizio di informazione religiosa della Cei, eleva "preghiere al Dio creatore per la guarigione rapida dei feriti e il riposo delle anime dei defunti", mentre la Chiesa ortodossa si unisce ai tre giorni di lutto proclamati dalle autorità cittadine.

Questa mattina, il patriarca di Mosca presiederà la celebrazione di una litania commemorativa per le vittime, nella Cattedrale della Trasfigurazione di Cristo Salvatore a Mosca, prima della riunione del Consiglio supremo della Chiesa ortodossa russa.

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