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Gas killer in Siria, dubbi su arsenale chimico Assad

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Gas killer in Siria, dubbi su arsenale chimico Assad

(Afp)

Esiste un arsenale chimico a disposizione delle forze di Assad? All'indomani dell'attacco che ha fatto strage a Khan Sheikhun, cittadina nella provincia di Idlib controllata dai ribelli, che ha suscitato orrore e sconcerto, riemergono con forza tutti i dubbi sulle armi in possesso del regime, malgrado sia stato assicurato che non potesse più contare su gas mortali.

Secondo attivisti, medici e ong internazionali come Save the children, alcuni dei bambini di Khan Sheikhun vittime del raid hanno riportato i sintomi di chi è stato esposto ad un gas nervino come il sarin: contrazione delle pupille, convulsioni, bava alla bocca, difficoltà respiratorie. Se fosse confermato l'utilizzo di questo agente chimico - accusa che l'esercito siriano nega con forza - si tratterebbe di una palese violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite e delle convenzioni internazionali.

Il sarin, infatti, al pari del gas mostarda e il VX (altro agente nervino), era tra gli elementi che l'Onu, con una risoluzione datata 27 dicembre 2013 a seguito di un accordo a sorpresa tra Washington e Mosca, aveva intimato di distruggere al regime di Damasco. In caso di mancato rispetto della risoluzione, il Consiglio di Sicurezza minacciò di dare il via libera ad operazioni militari.

L'episodio che portò a questa risoluzione è legato a una delle pagine più raccapriccianti di oltre sei anni di guerra: il 21 agosto 2013 centinaia di persone morirono in un attacco nella Ghouta, sobborgo della capitale siriana in mano ai ribelli. Gli osservatori dell'Onu, spediti ad indagare sul luogo del raid stabilirono che i missili responsabili della strage erano stati 'modificati' con il sarin. Gli Usa e gli altri Paesi accusarono il regime, l'unico attore del conflitto che possedesse tali agenti chimici.

Obama, indicando l'uso di armi chimiche come una "linea rossa", era arrivato a minacciare Assad di raid punitivi, ma l'intesa con Mosca e alcune difficoltà sul fronte interno fecero desistere l'allora presidente dai suoi piani. Il regime, su pressione dell'alleato russo, fu costretto a cedere e il 14 ottobre firmò la Convenzione sulle armi chimiche che ne proibisce la fabbricazione, il deposito e l'uso.

L'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) venne incaricata di verificare lo smantellamento degli arsenali chimici siriani: ai primi di luglio 2014 nel porto di Gioia Tauro si effettuò l'operazione di trasbordo dei container con gli agenti chimici provenienti dalla Siria dalla nave danese Ark alla nave americana Cape Ray, che nei giorni seguenti si diresse in acque internazionali per procedere alla distruzione. Il 23 luglio l'Opac dichiarò che tutto l'arsenale dichiarato dal regime - circa 1300 tonnellate di armi chimiche - era stato distrutto.

Ma subito emersero i primi dubbi. L'opposizione siriana, infatti, espresse timori sulla completezza della dichiarazione iniziale di Damasco sulla reale entità del proprio arsenale chimico, sostenendo che il 20% non sarebbe stato denunciato. Perplessità furono sollevate anche da alcuni Paesi membri dell'Opac, tra cui Israele. Proprio un funzionario israeliano di alto livello, citato dal Telegraph, a maggio dello scorso anno dichiarò che Assad aveva nascosto una parte significativa del suo arsenale chimico. E in particolare, avrebbe mantenuto alcune sue riserve di sarin: il gas micidiale che secondo più parti sarebbe stato usato a Khan Sheikhun.

La veridicità delle affermazioni del funzionario israeliano è difficile da appurare, mentre ci sono meno dubbi sulla ricostruzione dei fatti da parte del ministero della Difesa russo. Secondo Mosca, all'origine dell'attacco sarebbe stato il bombardamento da parte dell'aviazione siriana di un "deposito terroristico", ovvero in mano ai ribelli, in cui erano contenute "sostanze tossiche" usate per produrre proiettili contenenti agenti chimici.

Ma non c'è solo il sarin a preoccupare la comunità internazionale, rimasta sostanzialmente inerte davanti al susseguirsi di stragi in Siria. Non meno pericolosi sono gli attacchi al cloro, elemento con cui si possono realizzare bombe sporche che sono vietate a livello internazionale, bombe alle quali spesso il regime (di recente ad Aleppo) ha fatto ricorso durante il conflitto. Un rapporto congiunto Onu-Opac, diffuso ad agosto, ha determinato, per la prima volta dall'inizio della guerra, che per due volte gli elicotteri di Assad hanno utilizzato bombe al cloro contro gli oppositori in bombardamenti sulla provincia di Idlib ad aprile 2014 e a marzo 2015.

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