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Siria, la reazione internazionale

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Siria, la reazione internazionale

(Afp)

Raid americano in Siria, il primo dell'era Trump, e l'attacco statunitense suscita diverse reazioni nel mondo.

"Dopo l'orrendo attacco con armi chimiche a Khan Shaykhoun, che ha ucciso dozzine di persone, inclusi molti bambini, gli Usa hanno lanciato un attacco con la base aerea di Shayrat, in Siria. Il regime siriano porta interamente la responsabilità per questo sviluppo" della situazione. Lo dichiara il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. "Qualsiasi uso di armi chimiche è inaccettabile, non può restare senza risposte e i responsabili ne dovranno rendere conto", ha aggiunto.

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker esprime "inequivocabile condanna" per l'uso delle armi chimiche, sostenendo che "l'uso ripetuto di tali armi richiede una risposta". Juncker afferma inoltre di comprendere "gli sforzi di deterrenza per prevenire altri attacchi" ed esorta allo stesso tempo a "raddoppiare gli sforzi" per arrivare alla pace in Siria.

L'Iran ha condannato "con fermezza tali attacchi unilaterali". "Queste misure - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi, citato dall'agenzia di stampa semiufficiale Isna - rafforzeranno i terroristi in Siria e complicheranno la situazione in Siria e nella regione".

Ferma condanna anche da parte della Russia, secondo la quale l'attacco americano contro la base aerea siriana "potrebbe essere visto come un atto di aggressione degli Stati Uniti contro una nazione Onu". A dichiararlo, chiedendo la convocazione urgente da parte di Mosca del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato Viktor Ozerov, capo della commissione esteri e sicurezza della Camera alta del parlamento di Mosca. L'attacco potrebbe minare la lotta contro il terrorismo, ha aggiunto Ozerov citato dalla Ria. Il Cremlino ha condannato duramente definendolo "un'aggressione contro una nazione sovrana".

L'attacco è stato sferrato sulla base di "un pretesto inventato", prosegue Mosca, per cui l'esercito siriano non dispone di armi chimiche. Quanto accaduto, aggiunge, arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Is. Il presidente russo Vladimir Putin, prosegue il Cremlino, considera l'attacco un tentativo di sviare l'attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq dove una serie di raid della coalizione ha provocato la morte di almeno 150 persone a Mosul il mese scorso.

"E' un atto di aggressione con un pretesto del tutto forzato che ricorda la situazione del 2003, quando gli americani e britannici, con alcuni alleati, hanno invaso l'Iraq", ha poi dichiarato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. La Russia intende chiedere la verità su quanto accaduto effettivamente a Idlib. "Non so quando saremo in grado di stabilire come gli Stati Uniti siano arrivati alla decisione di attaccare la Siria. Ma dobbiamo chiedere che la verità venga sveltata e lo faremo", ha detto Lavrov.

Il governo britannico, invece, appoggia pienamente l'azione americana, che considera una risposta appropriata al barbaro attacco con armi chimiche sferrato dal regime siriano e che aveva l'obiettivo di evitare ulteriori attacchi". Questo il commento di Londra affidato ad un portavoce di Downing Street.

Il presidente siriano Bashar al Assad "è l'unico responsabile" di questo sviluppo della crisi siriana. Lo sostengono il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande che, dopo un colloquio telefonico, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a sostegno dell'attacco aereo degli Stati Uniti.

Secondo i due capi di governo, "Il ricorso continuo da parte di Assad alle armi chimiche e a stragi di massa non possono restare impuniti. La Francia e la Germania proseguiranno i loro sforzi con i propri partner nel quadro dell'Onu per sanzionare nel modo più appropriato gli atti criminali con armi chimiche vietati da tutti i trattati". Concludono con un appello alla comunità internazionale a unirsi "in favore di una transizione politica in Siria, in conformità alla risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu".

L'Arabia Saudita dà il suo "pieno appoggio" all'attacco statunitense. Lo ha dichiarato una fonte del ministero degli Esteri di Riad, citata dall'agenzia di stampa ufficiale Spa. "L'Arabia Saudita sostiene pienamente le operazioni militari Usa contro obiettivi militari in Siria che sono una risposta all'uso da parte del regime di armi chimiche contro civili innocenti", ha dichiarato la fonte, che ha quindi elogiato il presidente Usa Donald Trump, definendolo "coraggioso", e sottolineato al contrario che "la comunità internazionale ha fallito nel fermare le azioni del regime".

L'attacco Usa contro la base aerea siriana di Shayrat è un "passo positivo", ma non è sufficiente, come ha dichiarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, nel corso di una manifestazione a Hatay, provincia del sud della Turchia al confine con la Siria. "Voglio dire che troviamo questa (operazione, ndr) positiva in quanto è un passo contro i crimini di guerra commessi dal regime di Assad sia con armi convenzionali che chimiche. Ma è sufficiente? Non vedo come possa esserlo" ha detto Erdogan, citato dall'agenzia di stampa Anadolu. "Spero che questa operazione rappresenti un inizio", ha aggiunto.

La Turchia è stata informata in anticipo dagli Usa dell'attacco. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, nel corso di un incontro con la stampa ad Antalya. "L'ambasciatore Usa ad Ankara, John Bass, ha contattato il nostro sottosegretario Umit Yalcin", ha dichiarato Cavusoglu, citato dal sito del quotidiano Hurriyet.

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