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Russiagate, un colloquio di mezz'ora inguaia il genero di Trump

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Russiagate, un colloquio di mezz'ora inguaia il genero di Trump

(Washington Post /Jabin Botsford)

Un colloquio durato mezz'ora, quello fra Jared Kushner e Sergei Gorkov, presidente della Veb, la Banca per lo sviluppo russa (Vnesheconombank) con legami con i servizi di Mosca (si è diplomato all'accademia dell'Fsb). Un colloquio durato mezz'ora avvenuto lo scorso dicembre, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, su richiesta dell'ambasciatore russo a Washington Sergei Kislyak, che il genero di Trump aveva visto all'inizio di quel mese, e su cui si sta concentrando l'attenzione dell'Fbi e su cui l'audizione di giovedì di fronte alla Commissione intelligence del Senato di James Comey potrebbe portare nuovi elementi (Kushner era stato fautore dell'allontanamento di Comey dall'Fbi), precisano fonti informate citate dal Guardian.

A margine del Forum di San Pietroburgo, Gorkov si è limitato a dire che per lui è "pratica normale" incontrare i vertici di compagnie straniere. Ovvero, che Kushner (che il consigliere rivale alla casa Bianca Steve Bannon ha soprannominato 'the air', aria, per il modo felpato, e a suo dire inconsistente, di presentarsi) era intervenuto a nome della società di famiglia. La stessa versione fornita dalla banca. La Casa Bianca ha invece spiegato che l'incontro con Gorkov, così come quelli con altri rappresentanti di paesi stranieri, serviva a Kushner, allora nel team di transizione, "per contribuire a far avanzare gli obiettivi di politica estera del presidente".

L'Fbi, aveva anticipato nei giorni scorsi il Washington Post, ritiene che il colloquio possa essere servito per creare un canale di comunicazione non ufficiale fra l'Amministrazione Trump e il Cremlino. Ma, aggiunge il Guardian, non ignora la possibilità che Kushner abbia cercato finanziamenti, con le fonti di finanziamento della società di famiglia del genero di Trump ancora totalmente oscure.

Gorkov, originario della regione di Orenburg, 48 anni, nominato lo scorso anno al vertice della VneshEconomBank che, dal 2014, ha come compito principale quello di raccogliere investimenti stranieri nella Russia colpita dalle sanzioni, e di finanziare l'ingente debito della banca, è diplomato all'Accademia dell'Fsb. Prima di Veb, era vice direttore di Sberbank. Aveva iniziato la carriera, come direttore per le risorse umane, alla Menatep, il principale strumento finanziario di Mikhail Khodorkovsky. Nel 1997, aveva assunto lo stesso ruolo per la Yukos. A confermare il capitale di fiducia di cui gode al Cremlino, la Medaglia dell'Onore al merito per servizi prestati alla patria. Di interesse dell'Fbi è la possibilità che Kushner abbia discusso con Gorkov del rifinanziamento del debito da 250 milioni di dollari contratto dalla società di famiglia per l'acquisto della sede di Manhattan, all'indirizzo 666 della Quinta strada, nel 2007 per 1,8 miliardi di dollari.

"E' ovviamente un agente del Cremlino, non solo un banchiere", ha testimoniato al quotidiano britannico Pavel Ivlev, collega di Gorkov alla Yukos, citando il fatto che è riuscito a sfuggire al procedimento giudiziario contro la compagnia petrolifera (Ivlev era stato costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti).

Dopo aver lavorato nel consiglio di amministrazione di due compagnie a Londra, Gorkov ha fatto ritorno in Russia nel 2006, per assumere un ruolo nella compagnia di trasporti dell'ex ministro dell'energia Sergei Generalov, la Fesco. Nel 2008 è passato alla Sberbank, come responsabile per le acquisizioni di asset stranieri (l'austriaca Volksbank e la turca DenizBank).

Il dipendente dell'ufficio di New York della Veb Evgeny Buryakov, ha ammesso la sua colpevolezza per spionaggio lo scorso anno, dopo essere stato accusato dalle autorità americane di aver raccolto informazioni economiche sensibili e aver cercato di reclutare fonti di intelligence per la Russia. Lo scorso aprile è stato rilasciato e spedito fuori dal paese.

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