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Attivisti italiani in Russia, la testimonianza: "Ecco perché ci hanno fermato"

ESTERI
Attivisti italiani in Russia, la testimonianza: Ecco perché ci hanno fermato

(Afp)

Sono stati rilasciati nella notte i 5 attivisti italiani fermati in Russia. A dare la notizia è stato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ha confermato "con soddisfazione e gioia" che i cinque "posti in stato di fermo amministrativo" faranno "a breve rientro in Italia".

"Questo bel risultato - ha aggiunto il ministro - è stato possibile anche grazie al pronto intervento della Farnesina e del Consolato Generale d’Italia a Mosca, che fin dal primo momento hanno seguito il caso, in stretto contatto con le Autorità russe".

Era stato Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, a rendere noto sulla sua pagina Facebook che Romani, presidente nazionale di Arcigay, e altri 4 attivisti di 'Antigone' e 'A Buon Diritto' erano stati fermati in Russia, dove si erano recati per monitorare le condizioni di detenzione nelle carceri russe.

LA TESTIMONIANZA - La nostra vicenda fa capire "come sia difficile" lavorare sui diritti in Russia. A parlare è Valentina Calderone, direttrice di 'A Buon Diritto', una dei cinque attivisti italiani fermati ieri per dieci ore dalla polizia. Raggiunta al telefono dall'Adnkronos in Russia, ha assicurato che i cinque "stanno tutti bene" e ha voluto ringraziare il consolato italiano e la Farnesina, che si sono attivati per il loro rilascio.

Il fermo è avvenuto mentre gli attivisti italiani stavano partecipando a una riunione con associazioni della società civile russa che si occupano di diritti dei carcerati. La nostra vicenda, rimarca Calderone, dimostra "come questo sia un momento particolarmente difficile per chi in questo Paese si occupa di questi argomenti: eravamo a un incontro con persone che hanno un'attività riconosciuta. Il fatto che venga osteggiato lo scambio con altri Paesi fa capire quanto sia difficile per loro lavorare. Noi siamo solidali con loro e speriamo di avere altre occasioni di scambio".

Calderone spiega che il viaggio in Russia è avvenuto nell'ambito di un progetto di scambio di buone pratiche fra organizzazioni italiane e russe che si occupano di diritti umani nel sistema penitenziario. L'anno scorso erano venuti in Italia rappresentanti dell'Eu-Russian civil society forum, rete che riunisce diverse associazioni della società civile.

Il gruppo italiano è arrivato ieri a Ninzhny Novogorod per un incontro organizzato con l'associazione 'Men and Law'. "Alle tre, ora di Mosca, appena iniziata la riunione nella sede dell'organizzazione - racconta Calderone - sono entrati nella sala tre poliziotti che hanno bloccato l'incontro, ci hanno chiesto i documenti e mostrato un foglio con la denuncia di un cittadino che diceva che in tal ora e in tal posto avremmo svolto un'attività diversa rispetto a quella del visto turistico che avevamo". "In realtà non era così - ha puntualizzato la direttrice di 'A Buon Diritto' - quando abbiamo richiesto il visto, abbiamo detto il motivo del viaggio, dettagliando i posti dove saremmo andati e le persone che avremmo incontrato".

I poliziotti "ci hanno tenuto nella sede per due ore, poi hanno compilato un verbale che non abbiamo firmato e ci hanno portato all'ufficio immigrazione, contestando la questione del visto". "In tutto siamo stati fermati dalla polizia per dieci ore, ci hanno rilasciato verso mezzanotte", racconta ancora Calderone, spiegando che sono stati trattenuti in un posto di polizia.

Le autorità italiane sono state allertate fin dal primo momento. "Quando è arrivata la polizia e ci hanno ritirato i passaporti, abbiamo telefonato subito al consolato italiano e alle nostre organizzazioni in Italia". E i presidenti di Antigone Patrizio Gonnella e di 'A Buon diritto' Luigi Manconi, hanno contattato la Farnesina. "Voglio ringraziare il consolato italiano e la Farnesina - ci tiene a dire Calderone - sono stati bravissimi e ci hanno assistito in ogni momento".

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