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Barcellona, marcia contro terrorismo: fischiato re Felipe

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Barcellona, marcia contro terrorismo: fischiato re Felipe

(Afp)

Sonori fischi hanno accolto re Felipe VI di Spagna e i membri del governo di Madrid al loro arrivo alla grande marcia di Barcellona contro il terrorismo, mentre il capo del governo autonomo catalano, il secessionista Carles Puigdemont, è stato salutato con applausi. Così manifestanti di gruppi indipendentisti e anti sistema hanno cercato di rovinare il carattere unitario della grande manifestazione con la quale Barcellona e la Spagna vogliono ricordare i 15 morti degli attentati della settimana scorsa, all'insegna dello slogan "non abbiamo paura".

Felipe VI è il primo re della storia spagnola a partecipare ad una manifestazione di piazza. Già nel 2004 era sceso in strada a Madrid per ricordare i 192 morti degli attentati dell'11 marzo, ma allora era solo erede al trono.

Ad aprire la marcia, alla quale partecipano almeno 500mila persone secondo stime della polizia, sono state tutte le persone che sono intervenute sul posto degli attacchi terroristici della Rambla e di Cambrils: polizia locale e statale, personale sanitario, servizi di emergenza, ma anche commercianti, tassisti, membri di associazioni civiche. Fra loro anche rappresentanti della comunità musulmana.

Le autorità hanno sfilato al secondo posto. Con il re, c'erano il primo ministro Mariano Rajoy e gran parte dei suoi ministri, il governo autonomo catalano e la sindaca di Barcellona, Ada Colau. Lo spirito unitario della marcia, e soprattutto la presenza del re, simbolo dell'unità nazionale, ha creato molte polemiche negli ultimi giorni.

L'attentato del 17 agosto sulla Rambla è infatti giunto mentre è in corso un duro scontro fra Madrid e Barcellona, con il governo locale di Puigdemont che ha indetto per il primo ottobre un referendum sull'indipendenza della Catalogna, che Madrid considera illegale. Il piccolo partito secessionista e anticapitalista Cup che appoggia il governo Puigdemont aveva deciso in un primo momento di non partecipare alla marcia di Barcellona, per protesta contro la presenza del sovrano spagnolo, ma ha poi scelto di intervenire.

"Il re viene a Barcellona per gli attentati, ma finanzia il terrorismo", ha dichiarato un deputato locale del Cup, alludendo ai rapporti diplomatici ed economici di Madrid con il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, paesi che lui ha accusato di sostenere lo Stato Islamico. Per questo nella marcia, oltre a bandiere indipendentiste catalane, sono apparsi anche cartelli con la scritta: "Vogliamo pace, non vendita di armi".

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