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Angela al capolinea?

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Angela al capolinea?

Angela Merkel (Afp)

In queste ore, Angela Merkel non sembra navigare in buone acque. Dopo il mancato accordo per il governo Giamaica, per la cancelliera tedesca si prospettano tempi difficili, con una crisi politica che ha iniziato a bussare prepotentemente alle porte del Bundestag. Naufragato il tentativo di creare una coalizione di governo tra Cdu, la sorella bavarese Csu, Liberali e Verdi, ieri anche il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha fatto appello ai partiti, nella speranza di trovare una soluzione alla crisi che sta scuotendo la Germania. "La preoccupazione è forte, dentro come fuori dal nostro paese", ha detto Steinmeier dopo aver concluso l'incontro con la cancelliera.

Una dichiarazione che ha aperto scenari complicati, con l'ombra di nuove elezioni tornata a proiettarsi su Berlino. Ma è davvero la fine dell'era Merkel, come gridano in molti, oppure per l'inossidabile cancelliera esistono ancora margini di manovra?

NUOVE ELEZIONI, SI' O NO? - Ieri sera Merkel, da 12 anni alla guida della Germania, ha ammesso di preferire elezioni anticipate all'ipotesi di guidare un governo di minoranza, sottolineando di essere pronta a condurre il suo partito Cdu a un nuovo voto. "Sono una donna che ha delle responsabilità e sono pronta a prendermene delle altre", ha detto la cancelliera alla televisione pubblica tedesca. L’ex pupilla di Kohl ha smentito le sue dimissioni, dopo la rottura dei negoziati fra la Cdu-Csu, i Verdi e i Liberali. "La Germania ha bisogno di stabilità", si è affrettata a ribadire la cancelliera, ricordando che in campagna elettorale ha sempre risposto "sì" quando le è stato chiesto se fosse disposta a guidare la Germania per un nuovo mandato. Per questo, ha aggiunto, non intende certo ritirarsi dopo due mesi.

In Germania, però, difficilmente si tornerà alle urne in primavera. E' probabile che si avvieranno colloqui con la Spd, ma non si esclude la possibilità di tornare a negoziati per la formazione di una coalizione Giamaica con i liberali, che si troverebbero a questo punto in una posizione di maggiore forza. "Il ritorno alle urne è molto difficile - spiega all'Adnkronos Daniel Gros, economista tedesco direttore del Centro di studi politici europei (Ceps) di Bruxelles - perché in Germania è sempre vivo il ricordo dell'instabilità e dell'ingovernabilità dell'epoca di Weimar", che portò all'ascesa del nazismo.

E LA GROSSE KOALITION? - Ieri Merkel non ha voluto chiudere la porta all'idea di una nuova Grosse Koalition con i socialdemocratici di Spd, che viene però esclusa dal leader del partito, Martin Schulz. "Naturalmente io sono disposta a dialogare", ha affermato la cencelliera, spiegando che bisogna aspettare l'esito dell'incontro fra i socialdemocratici e il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier.

NEGOZIATI POSSIBILI - E' possibile che si andrà prima a negoziati con i socialdemocratici, che però "si trovano in una posizione molto difficile - spiega Gros - divisi tra un'anima governativa e responsabile verso lo Stato ed un'altra che punta più sull'interesse del partito e che è molto scettica" sull'ipotesi di una nuova Grande coalizione, "per cui bisognerà vedere se e in che misura queste due anime della Spd troveranno un accordo". Anime che hanno una sintesi in Martin Schulz, "molto vicino alla base ma con un profilo più governativo, che deriva dalla sua esperienza di presidente del Parlamento europeo", sottolinea Gros. Il direttore del Ceps, tuttavia, non esclude "un ritorno ai negoziati per dare vita ad una coalizione Giamaica nel caso in cui le cose non funzionassero con la Spd, perché il leader dei liberali Christian Lindner vedrebbe accresciuto il suo potere, con gli altri partiti più interessati di lui ad arrivare ad un accordo".

PERCHE' SONO FALLITI I NEGOZIATI PER GIAMAICA? - Il ricongiungimento famigliare per i richiedenti l'asilo e la strategia per far fronte ai cambiamenti climatici sono alcuni tra i principali nodi che hanno impedito a Merkel di strappare un accordo tra Cdu/Csu, Verdi e Fdp per la nascita di un governo a tre, una coalizione Giamaica che per la prima volta avrebbe governato a livello federale. Tra i temi oggetto di maggior controversia nel corso dei colloqui ci sono state le migrazioni, uno dei punti più complessi da affrontare e che ha visto contrapporsi idee diverse: dal tetto ai nuovi arrivi al ripristino immediato del programma di ricongiungimento famigliare per i richiedenti asilo - sospeso fino al prossimo marzo e voluto dai Verdi, fino alla necessità di gestire la politica migratoria solo attraverso una nuova legge, sostenuta dai Liberali.

Anche sul fronte clima, l'accordo era generale quanto all'impegno assunto dalla Germania a livello internazionale per attenersi a quanto prescritto nello storico Accordo di Parigi del 2015. Ma un'intesa è mancata nel determinare il modo in cui il paese dovrà ridurre le emissioni di diossido di carbonio entro il 2020. Pareri discordanti anche sull'inquinamento. L'Unione che fa capo a Angela Merkel era contraria a fissare una data limite per la circolazione dei veicoli con motore a combustione, altamente contaminanti. Una posizione in contrasto con la pretesa dei Verdi, sostenitori di una maggiore regolamentazione in questo ambito e della necessità di imporre blocchi nella circolazione in città per quelle auto responsabili di emissioni inquinanti.

Infine, sul fronte dell'Unione Europea, la Csu, sorella bavarese della Cdu di Merkel insisteva per cancellare i negoziati di adesione con la Turchia. I Verdi erano contrari ed erano favorevoli ad un congelamento del processo. I partiti non hanno trovato l'accordo neanche in materia di salvataggi finanziari della Ue a favore di paesi membri in difficoltà economiche.

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