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Mugabe si è dimesso

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Mugabe si è dimesso

(Afp)

Con l'annuncio delle sue dimissioni in una lettera inviata al Parlamento, si è conclusa la lunga avventura politica di Robert Mugabe, l'eroe della liberazione dello Zimbabwe che si era progressivamente trasformato in un tiranno, trascinando il suo paese nel baratro di una catastrofica crisi economica e nell'isolamento internazionale. Agli arresti domiciliari dal 15 novembre, Mugabe ha resistito per lunghi giorni a tutte le pressioni per dimettersi. Oggi ha finalmente capitolato, quando ormai il parlamento si era riunito per avviare la procedura di impeachment e tutti lo avevano abbandonato. Ora bisognerà vedere se la sua uscita di scena porterà a libere elezioni.

Dopo le dimissioni di Mugabe, il partito di governo Zanu-Pf ha annunciato che Emmerson Mnangagwa, vice presidente fino alla rimozione voluta due settimane fa da Mugabe, diventerà presidente entro le prossime 48 ore.

Mnangagwa ha annunciato che sta facendo ritorno in Zimbabwe. "Voglio congratularmi con il popolo dello Zimbabwe per aver raggiunto questo storico momento - ha dichiarato - insieme noi assicureremo una pacifica transizione per il consolidamento della nostra democrazia e portare un nuovo inizio per tutti e far crescere pace e unità".

"Mentre faccio ritorno in patria - ha aggiunto Mnangagwa che era fuggito in Sudafrica dopo il licenziamento dicendo di temere per la sua vita - io sono ansioso di lavorare insieme al popolo dello Zimbabwe per affrontare le sfide politiche ed economiche che il nostro amato Paese deve affrontare".

A 93 anni Mugabe era il più anziano e longevo capo di Stato del mondo in carica e l'unico leader che lo Zimbabwe avesse conosciuto dall'indipendenza nel 1980. A precipitare la sua caduta, è stato il suo tentativo di imporre la seconda moglie Grace, di 41 anni più giovane, come suo successore. L'ambiziosa first lady, diventata una sorta di primo ministro ufficioso, era riuscita a convincere il marito a destituire il vice presidente Emmerson Mnangagwa, che si era rifugiato all'estero. Ma è stato proprio questo passo a convincere l'esercito a intervenire.

Mugabe è stato posto agli arresti domiciliari la mattina del 15 novembre mentre le forze armate del generale Constantino Chiwenga venivano dispiegate nella capitale. Sono allora cominciate le pressioni, anche con la mediazione del Sudafrica, per convincere Mugabe a dimettersi. L'anziano leader ha tentato di resistere, ma intanto lo hanno abbandonato sia il suo partito Zanu-Pf che l'associazione dei veterani di guerra, da lui usata come milizia per reprimere il dissenso.

Nato il 21 febbraio 1924, Mugabe è stato educato dai gesuiti, ha studiato in varie universita' africane ed ha insegnato in un liceo del Ghana, dove conobbe la prima moglie Sally Hafron. Nel 1960 ritorno' in quella che allora era la Rhodesia coloniale, diventando uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza e i diritti della maggioranza nera. Condannato nel 1964 a dieci anni di carcere, fu poi rilasciato e riparò in Mozambico dove diventò il capo dell'ala paramilitare del partito Zanu (Unione del Popolo Africano dello Zimbabwe) e poi capo dell'intera formazione politica.

Nel 1980, Mugabe vinse le prime elezioni dopo la fine del regime bianco di Ian Smith, che era succeduto al colonialismo britannico, e diventò primo ministro. Da allora ha sempre guidato il paese, di cui è diventato presidente nel 1987. Fra i suoi successi vi è la creazione d un sistema d'istruzione che ha ridotto l'analfabetismo al 10%, ma il suo governo sempre più dittatoriale e corrotto ha progressivamente portato il paese, ricco di risorse minerarie, alla rovina economica.

A distruggere l'economia hanno contributo il costoso intervento nella guerra civile nella Repubblica democratica del Congo (1998-2002) e la disastrosa riforma agraria varata nel 2000. Quell'anno, Mugabe fu sconfitto nel referendum sulla nuova costituzione da lui voluta, grazie all'azione di un nuovo partito d'opposizione guidato da Morgan Tsvangirai.

Il presidente dello Zimbabwe reagì intensificando la persecuzione degli avversari politici, tramite la sua milizia di veterani della guerra di liberazione, e perseguendo l'esproprio delle piantagioni dei 4mila farmer bianchi rimasti nel paese, che detenevano il 70% delle terre migliori. Ma l'esproprio non è andato a beneficio dei contadini poveri come promesso, quanto ai membri del partito Zanu, spesso incapaci di portare avanti una fattoria. E la produzione agricola che un tempo era la principale risorsa del paese è precipitata ai minimi storici, complici una serie di annate di siccità.

Fra il 2008 e il 2009, mentre la zecca continuava a stampare nuova moneta, il paese è precipitato in una spirale di iper inflazione con il pane che costava milioni di dollari dello Zimbabwe. La crisi è stata tamponata usando il dollaro americano come valuta. Ma il paese non si è mai risollevato, dando il via ad un'emigrazione di massa nei paesi vicini. Il tasso di disoccupazione è attorno al 90%, l'80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La speranza di vita, a causa anche della diffusa piaga dell'Aids, è di 54 anni per gli uomini e 53 per le donne.

Isolato in Occidente, Mugabe era considerato persona non grata negli Stati Uniti e nell'Unione Europea. Tuttavia era stato scelto come presidente dell'Unione Africana per l'anno 2015. Di recente, l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) era stata costretta da una valanga di critiche e proteste a ritirare la sua nomina ad ambasciatore di buona volontà.

Diventato negli anni sempre più paranoico, Mugabe addebitava la crisi economica ad un complotto dell'occidente e considerava i suoi critici, all'interno come all'esterno del suo partito Zanu, come "sabotatori e traditori". Negli ultimi anni il fasto della sua residenza ufficiale, così come le sue lussuose feste di compleanno, con migliaia di invitati, spoglie di leoni uccisi e portate a base di animali in via di estinzione, avevano fatto scandalo in un paese al limite del sussistenza.

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