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Trappola in fondo al mare

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Trappola in fondo al mare

Il sottomarino Ara San Juan (foto Armada argentina)

"Un principio di incendio". Sono bastate poche parole a spazzare via ogni speranza nei familiari dei 44 marinai del San Juan, il sottomarino argentino scomparso il 15 novembre scorso nell'Atlantico meridionale e del quale non si hanno più notizie. Se non quest'ultimo messaggio partito nel corso dell'ultimo contatto con la base, che parlava di un "principio di incendio" in un settore dell'imbarcazione dove sono custodite le batterie che riforniscono di energia il natante.

Secondo quanto riferito dall'emittente America 24, pare che il sottomarino abbia iniziato a imbarcare acqua dallo snorkel, il tubo che garantisce l'afflusso d'aria necessario al funzionamento dei sottomarini diesel per il tempo necessario alla ricarica delle batterie ed all'aerazione dei locali. "Ingresso di acqua di mare attraverso il sistema di ventilazione al contenitore delle batterie numero tre ha provocato un corto circuito ed un principio di incendio - ha comunicato il sottomarino -. Batteria di prua fuori servizio. Al momento dell'immersione propulsione a circuito diviso".

La comunicazione, secondo quanto riferito, è avvenuta alle 8.52 del 15 novembre e da quel momento non si è saputo più nulla del destino del sommergibile e del suo equipaggio, formato da 43 uomini e una donna. Intanto le ricerche dell'imbarcazione, pur continuando a ritmo serrato, non hanno prodotto risultati positivi. Barche e aerei hanno perlustrato l'area in cui si è registrata un'esplosione ore dopo l'ultima comunicazione con la base.

Se i marinai sono morti, quello del San Juan sarebbe il disastro sottomarino più letale dopo quello del Kursk, il sottomarino russo affondato 17 anni fa nel mare di Barents, con a bordo 118 membri dell'equipaggio. Inoltre si tratterebbe della più grande perdita di militari argentini dalla guerra delle Falkland del 1982. La scomparsa e la probabile perdita del San Juan, scriveva qualche giorno fa il 'New York Times', potrebbe rivelarsi la più grande tragedia nazionale sotto il presidente Mauricio Macri, entrato in carica due anni fa promettendo investimenti nelle forze armate argentine.

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