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"Gerusalemme capitale", scatta allerta sicurezza

ESTERI
Gerusalemme capitale, scatta allerta sicurezza

(Afp)

Il possibile riconoscimento di Gerusalemme capitale d'Israele da parte del presidente americano Donald Trump, ha messo in allarme sia la sicurezza israeliana che il dipartimento di Stato Usa per possibili disordini o violente proteste. In Israele, polizia, servizi interni dello Shin Bet e il comando centrale militare si sono riuniti negli ultimi giorni per valutare la situazione, riferiscono i media locali. Analogamente, rivela il sito Politico, il dipartimento di Stato ha inviato la settimana scorsa due cablogrammi riservati alle ambasciate americane per esortare a rafforzare la sicurezza.

In Israele si temono violente proteste o nuove azioni terroristiche di lupi solitari. La leadership palestinese ha duramente protestato contro il possibile riconoscimento di Gerusalemme, ma non ha esortato la piazza a reazioni violente. Tuttavia l'opinione pubblica palestinese è infiammata e vi è il rischio di esplosioni di violenza o attentati, anche su istigazione dei media, dei social o di predicatori religiosi. Trump intanto ha telefonato al leader palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), come scrive il sito di Haaretz.

Secondo le anticipazioni di Politico, Trump dovrebbe chiarire domani la sua posizione in un discorso alla National Defense University. In quest'occasione potrebbe riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele, rompendo con la politica finora seguita dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale secondo la quale lo status della città santa va deciso nell'ambito di negoziati di pace fra israeliani e palestinesi. Il trasferimento dell'ambasciata a Gerusalemme, caldeggiato anche dall'elettorato evangelico, era una delle promesse elettorali di Trump. Non è chiaro tuttavia se l'eventuale riconoscimento, che potrebbe riguardare anche solo Gerusalemme ovest, comporterebbe l'immediato spostamento della sede diplomatica.

TURCHIA - "Gerusalemme è la linea rossa per tutti i musulmani" ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, citato dal giornale filogovernativo turco Sabah. Erdogan ha avvertito che un eventuale riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte dell'Amministrazione Usa potrebbe portare a una "rottura" delle relazioni tra la Turchia e lo Stato ebraico. "Potremmo spingerci fino alla rottura dei rapporti diplomatici con Israele", ha detto Erdogan.

"Signor Trump, Gerusalemme è una linea rossa per i musulmani", ha insistito Erdogan nel suo intervento durante la consueta riunione del gruppo parlamentare dell'Akp. Prima di Erdogan era intervenuto su Twitter il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Khalin, per esprimere "profonda preoccupazione" e mettere in guardia Washington da quello che Ankara considera come un "errore fatale".

ISRAELE - La replica di Israele non si è fatta attendere. "I giorni del sultano e dell'impero ottomano sono finiti" la risposta a Erdogan del ministro dell'Intelligence israeliano, Yisrael Kazt. In un comunicato il ministro Katz ha messo in chiaro: "Noi non accettiamo ordini o minacce dal presidente della Turchia, perché Israele è uno Stato sovrano e la sua capitale è Gerusalemme".

Anche altri responsabili israeliani si sono affrettati ad attaccare Erdogan per le sue dichiarazioni, benché moniti simili siano stati pronunciati anche da Arabia Saudita, Giordania e altri Paesi arabi. Fonti diplomatiche israeliane hanno messo in evidenza che "Gerusalemme è la capitale del popolo ebraico da 3.000 anni e la capitale d'Israele da 70 anni, che Erdogan lo riconosca o meno".

FRANCIA - Emmanuel Macron non ha nascosto a Trump la sua preoccupazione. Stando a quanto riporta la stampa francese citando un comunicato dell'Eliseo, il presidente, al termine di una conversazione telefonica con Trump nella tarda serata di ieri, "ha ricordato che la questione dello status di Gerusalemme dovrà essere regolata nel quadro dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi". I due hanno convenuto sull'opportunità "di riaffrontare a breve l'argomento".

GERMANIA - Per il ministro degli Esteri tedesco, Sigmar Gabriel, la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele sarebbe "controproducente". "Una soluzione del problema di Gerusalemme può essere trovata solo attraverso negoziati diretti tra le due parti", ha dichiarato Gabriel. "Qualunque cosa provochi una escalation della crisi in questa fase è controproducente", ha aggiunto.

LEGA ARABA - Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Abul Gheit, considera "pericolosa" una eventuale decisione dell'Amministrazione Usa di trasferire l'ambasciata americana a Gerusalemme, riconoscendo la città come capitale di Israele. Nel suo intervento alla riunione d'emergenza della Lega Araba dedicata a Gerusalemme, Abul Gheit ha affermato che la riunione è stata convocata per "inviare un chiaro messaggio agli Stati Uniti sul fatto che adottare questa pericolosa misura avrà conseguenze e ripercussioni".

Il segretario generale ha avvertito che "una decisione come questa" da parte degli Usa "porrà fine al ruolo statunitense come mediatore credibile nel patrocinare una soluzione tra i palestinesi e la forza d'occupazione" israeliana, così come "porrà fine a qualsiasi chance concreta di rilanciare un processo politico significativo tra palestinesi e Israele".

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