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Nuovi scontri a Betlemme

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Nuovi scontri a Betlemme

(Afp)

Decine di persone sono rimaste intossicate per aver inalato gas lacrimogeni o ferite dai proiettili di gomma nei nuovi scontri scoppiati tra manifestanti palestinesi e forze israeliane alla periferia nord di Betlemme, in Cisgiordania. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, centinaia di manifestanti hanno marciato contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d'Israele fino alla tomba di Rachele, dove si sono verificati incidenti con le forze israeliane. Nella stessa area si sono registrati scontri anche ieri.

Le violenze e i disordini in Medio Oriente sono scoppiati negli ultimi giorni dopo la decisione del presidente Usa Donald Trump, che oggi ha esortato alla "calma e moderazione", di trasferire l'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Il bilancio è al momento di 4 morti e oltre 700 feriti ma si teme che la tensione possa ora salire ancora.

Nella Striscia di Gaza, una persona è morta per le ferite di arma da fuoco usate dai militari israeliani, stando al portavoce dei servizi di assistenza medica, Ashraf al-Qedra. Una seconda persona è rimasta uccisa a Gaza, secondo quanto riporta Ha'aretz. Altre due persone, riferisce il portavoce del ministero della Salute, sono morte nella Striscia di Gaza, colpite dal fuoco israeliano e dai raid condotti dall'aeronautica di Israele a seguito del lancio di razzi provenienti dalla Striscia. I militari israeliani hanno confermato "violenti disordini" a Gaza e comunicato che i militari hanno risposto con "mezzi di dispersione antisommossa".

Oltre 90 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con le forze israeliane scoppiati in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. La Mezzaluna Rossa palestinese ha dichiarato che da stamattina i suoi uomini hanno curato 92 manifestanti rimasti feriti a causa di lacrimogeni, proiettili veri e proiettili di gomma. Secondo l'organizzazione, si legge sui media arabi, almeno 10 persone sono state ferite da colpi d'arma da fuoco sparati lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele.

Sul piano internazionale la mossa di Washington di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele che ha scatenato i disordini di questi giorni resta isolata. L'inviato italiano presso le Nazioni Unite, riferisce Xinhua, ha detto ieri al Consiglio di sicurezza che l'Italia manterrà la sua ambasciata a Tel Aviv.

"Crediamo che lo status di Gerusalemme come futura capitale di due Stati debba essere negoziato tra Israele e Palestina, nel quadro di un processo di pace che alla fine porterà alla costituzione di due Stati", ha dichiarato Sebastiano Cardi, Rappresentante permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite, nella riunione del Consiglio di sicurezza su Gerusalemme. "Fino a quel momento - ha spiegato - l'Italia continuerà a rispettare le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite e manterrà la sua Ambasciata in Israele a Tel Aviv".

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