La miccia è esplosa

Scontri, proteste, bandiere bruciate. A far ripiombare il Medio Oriente nel caos è stata la decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Una scelta che ha riacceso la miccia scatenando una nuova ondata di violenze con morti e feriti negli ultimi giorni a Gaza, in Cisgiordania e nella stessa Gerusalemme, e manifestazioni di protesta in diversi Paesi.

Oggi è di almeno 29 palestinesi feriti il bilancio provvisorio degli scontri. Il bilancio, riportato dall'agenzia di stampa Maan, è stato confermato dalla Mezzaluna Rossa palestinese e si riferisce ai palestinesi rimasti feriti oggi in scontri nella Striscia di Gaza e nelle zone di Ramallah, Hebron e Tulkarem, in Cisgiordania.

Proteste si registrano anche in Libano. Una folla di manifestanti è radunata nella periferia sud di Beirut, tradizionale roccaforte di Hezbollah, in risposta all'appello del segretario generale del movimento sciita libanese Hasan Nasrallah che ha invitato i libanesi a protestare contro la decisione degli Usa di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. I media del Paese dei Cedri riferiscono dell'arrivo di centinaia di dimostranti. Giovedì scorso Nasrallah ha chiesto ai libanesi di partecipare in massa alla manifestazione e ha invitato i palestinesi che vivono nei 12 campi rifugiati del Libano a unirsi alla protesta.

Scontri si sono verificati ieri davanti all'ambasciata americana a Beirut, dove le forze di sicurezza hanno fatto uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti. Centinaia di pro-palestinesi si sono radunati davanti alla sede diplomatica, situata ad Awkar, a nord di Beirut. Diverse persone sono rimaste ferite dal lancio di pietre e dai lacrimogeni. I manifestanti, con bandiere palestinesi e libanesi e indosso la kefia hanno scandito slogan contro Trump e bruciato ritratti del presidente americano.

Proteste anche a Teheran. L'agenzia di stampa iraniana Fars riferisce di bandiere americane e israeliane date alle fiamme dai manifestanti riuniti nella zona di Palestine Street. I dimostranti, in mano bandiere palestinesi e gigantografie del generale Qassem Soleimani, hanno intonato slogan contro la decisione di Trump, al grido di 'Morte all'America' e 'Morte a Israele'.

Nei giorni scorsi al grido di 'Gerusalemme è araba', 'Unità araba contro l'attacco sionista', centinaia di persone sono scese in piazza al Cairo, davanti alla moschea di al-Azhar, al termine della preghiera del venerdì. Anche a Tunisi e in diverse altre zone della Tunisia si sono registrate proteste dopo l'annuncio di Trump. I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi e portato immagini della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo più sacro ai musulmani.

Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha incontrato al Cairo il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Abul Gheit. Lo ha riferito l'agenzia di stampa palestinese Wafa.

La Lega Araba ha annunciato nei giorni scorsi che chiederà al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di adottare una risoluzione che respinga la decisione di Trump. Per Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, la decisione degli Usa apre una fase "molto critica" che richiede azioni "coraggiose" da parte araba e palestinese. Mentre da Bruxelles il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu torna a dire: "Gerusalemme è la capitale di Israele e nessuno lo può negare".