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"Interferenze su voto Usa", incriminati 13 russi

ESTERI
Interferenze su voto Usa, incriminati 13 russi

(Afp)

Una 'troll farm' per interferire nelle elezioni 2016. C'è l'Internet Research Agency, una società con sede a San Pietroburgo, al centro delle 37 pagine con cui il grand jury ha incriminato 13 persone e 3 società, accusate di aver cospirato per interferire nel sistema politico statunitense e in particolare nel voto del 2016. L'operazione, definita negli atti 'Progetto Lakhta', ha preso il via a maggio 2014.

"I russi hanno cominciato la loro campagna anti-americana nel 2014, molto prima che io annunciassi la mia candidatura alla presidenza - ha twittato Trump -. I risultati delle elezioni non sono stati condizionati. La campagna Trump non ha fatto nulla di sbagliato - non c'è stata collusione!". "E' il momento di fermare bizzarri attacchi di parte - si legge nella nota della Casa Bianca -, accuse false e incontrollate, teorie forzate che servono solo a favorire ulteriormente l'agenda di soggetti negativi, come la Russia, e non fanno nulla per proteggere i principi delle nostre istituzioni. Come americani, dobbiamo unirci per proteggere l'integrità della nostra democrazia e delle nostre elezioni".

L'organizzazione ha creato una fitta rete basata in maniera rilevante sull'attività compiuta sui social media, con la diffusione di fake news e con la creazione di profili falsi e gruppi -'Secured Borders', 'United Muslims of America', 'Army of Jesus'- in grado di attrarre centinaia di migliaia di utenti. La complessa macchina si è avvalsa della cooperazione di centinaia di persone, grazie allo stanziamento di un budget annuale "di milioni di dollari". I soggetti, citati nella documentazione, "consapevolmente e intenzionalmente hanno cospirato tra loro (e con persone conosciute e sconosciute al grand jury) per frodare gli Stati Uniti indebolendo, ostacolando e danneggiando le funzioni legittime del governo attraverso la frode e l'inganno allo scopo di interferire con i processi politici ed elettorali degli Stati Uniti, incluse le elezioni presidenziali del 2016", si legge nel capo d'accusa.

Il grand jury ritiene che alcuni dei soggetti incriminati abbiano interagito con persone collegate alla campagna presidenziale di Donald Trump. Quest'ultime, però, non potevano sapere che erano oggetto di un'ampia opera di manipolazione. I fautori del Progetto Lakhta, tra cui spicca in particolare il nome di Yevgeniy Viktorovich Prigozhin, "comunicavano con individui inconsapevoli associati alla campagna di Trump e con altri attivisti per cercare di coordinare le attività politiche". All'attività dell'organizzazione russa, quindi, sono attribuiti 'prodotti' compresi gli hashtag #Trump2016, #TrumpTrain, #MAGA, #IWontprotectHillary e #Hillary4Prison. La scelta di campo in vista delle elezioni presidenziali, a quanto pare, risale al febbraio 2016: secondo l'atto d'accusa, in quel periodo gli specialisti della Internet Research Agency hanno ricevuto l'input di "usare ogni opportunità per criticare Hillary e tutti gli altri (ad eccezione di Sanders e Trump - li sosteniamo". A settembre dello stesso anno, alcuni soggetti coinvolti nell'operazione sono stati bacchettati per il basso numero di post anti-Clinton e hanno ricevuto l'ordine "imperativo di intensificare le critiche" nei confronti della candidata democratica.

Ad ottobre, su Instagram veniva pubblicato un post indirizzato agli elettori afroamericani, ritenuti in generale pro-Clinton: "Non possiamo scegliere il minore dei due mali. Meglio non votare affatto". Stesse esortazioni partivano anche dagli account intestati all'inesistente gruppo degli 'United Muslims of America'. Come ha spiegato il vice ministro della Giustizia, Rod Rosenstein, l'organizzazione si riteneva impegnata in una ''guerra d'informazione". Nella documentazione, ha chiarito il numero 2 del Dipartimento della Giustizia, "non c'è l'accusa" relativa al fatto che "la condotta abbia alterato il risultato delle elezioni 2016". E' acclarato invece che due persone siano "arrivate negli Stati Uniti nel 2014 per raccogliere informazioni" utili all'operazione. I russi "hanno anche reclutato e pagato cittadini americani affinché si impegnassero in attività politiche, promuovessero campagne e manifestazioni", ha spiegato Rosenstein, precisando che "gli americani non sapevano che stavano comunicando con soggetti russi". E' possibile che i soggetti incriminati vengano arrestati? "Non abbiamo comunicazioni con i russi in relazione a questo - ha detto Rosenstein - Seguiremo l'iter ordinario cercando cooperazione per l'estradizione".

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