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Viaggio al confine tra le due Coree

ESTERI
Viaggio al confine tra le due Coree

Foto della Dmz, la zona demilitarizzata che divide le due Coree (Afp)

di Andrea Pinchi

Un soldato gonfia il petto, si esibisce in un saluto militare e da un binocolo scruta dall'altra parte della montagna, dove un altro soldato fa da vedetta imbracciando un fucile. Sembra un vecchio film sulla guerra fredda, invece è la realtà che ancora oggi si respira al confine tra le due Coree, una terra di nessuno che taglia in due il Paese lungo il 38° parallelo.

I due soldati hanno identici tratti somatici, ma sono nemici. O almeno, così dice la storia. I Giochi speranza di pace, quelli del disgelo, sono distanti appena un centinaio di chilometri. Ma qui si respira tutta un'altra aria, anche se quello che succede a Pyeongchang non passa inosservato. "La sfilata delle due Coree? La squadra unificata dell'hockey? Non possiamo esprimerci su temi politici, ma posso dire che secondo i sondaggi l'80% dei coreani è felice", dice affidandosi ai numeri il sergente sudcoreano 26enne di stanza all'Osservatorio 717.

Per entrare in questo edificio, circondato dalle montagne e affacciato sul mar del Giappone, bisogna superare tre check-point lungo un percorso bonificato dalle mine antiuomo, segnate con bandiere rosse. Con la tregua olimpica il confine più armato del mondo, nel corso degli anni teatro di scontri e tragedie che hanno coinvolto sia civili che militari, schiude le porte ai giornalisti. A patto di rispettare rigorosamente le regole. La prima: vietato scattare foto o video.

Dopo i controlli di rito si entra nella cosiddetta Dmz, la zona demilitarizzata lunga quasi 250 chilometri e larga 4 che divide le due Coree. I visitatori dell'osservatorio vengono accompagnati in una specie di auditorium da dove possono ammirare, si fa per dire, il panorama. Alla platea seduta davanti a una vetrata, nemmeno fosse un cinema, il soldato indica con una bacchetta cosa si nasconde oltre la zona Sud delimitata dal filo spinato: uno zoom col cannocchiale ed ecco comparire torrette di controllo presidiate dai soldati di Kim, il dittatore del Nord che una volta è stato lì, un bunker scavato tra le montagne, ancora un altro punto di controllo.

Dalla parte del Sud l'unico insediamento è nel villaggio di Daeseong-dong, creato dopo la tregua del 1953: circa 150 anime in una sorta di città fantasma, la risposta al Nord che nella sua parte di terra ha il suo villaggio-propaganda. C'è anche un museo circondato dal filo spinato che ripercorre gli anni più cupi del conflitto, le battaglie e i morti, gli aerei abbattuti e i tunnel scavati da quelli del Nord e scoperti dai 'cugini' del Sud, come ai tempi della Stasi nella Germania divisa.

E' una panoramica sulla drammatica storia coreana scandita dal rumore di aerei e bombe riprodotto dalle casse. Ma anche qui in fondo si sogna un futuro migliore e allora trovano spazio anche gli agli alberi della pace, istallazioni di carta dove i visitatori possono appendere i loro messaggi di speranza, e le maglie di hockey delle sfide passate tra le due Coree che ai Giochi di Pyeongchang si sono fuse in una sola.

"L'unificazione arriverà", dice Lee Seong Jeong, la guida sudcoreana che vive con la sua famiglia nella vicina Panmunjom dove fu firmato l'armistizio. I suoi genitori gestiscono un ristorante frequentato dai soldati e dai pochi turisti che si avventurano da queste parti, fino alle porte della Dmz. Suo nonno ha fatto la guerra di Corea: "Di quegli anni ricorda soprattutto il freddo e la fame", racconta.

E' il dramma di ogni conflitto, in questo caso fratricida: "Al Nord hanno le nostre tradizioni, la nostra stessa faccia, parlano la nostra lingua", fa notare la giovane ragazza. I Giochi ora sembrano avere aperto uno spiraglio per superare le divisioni, ma la strada è ancora lunga.

"Oggi -racconta sulla strada del ritorno verso l'ovattato mondo a cinque cerchi- la Corea del Sud è un paese con un'economia solida, i giovani hanno solo paura di ritrovarsi a pagare in tasse il prezzo per un Paese unito. Ma l'unificazione arriverà. E io spero di poterla vivere". Poi Lee Seong Jeong saluta i suoi ospiti con un inchino e un sorriso. Per lei, inizia subito un nuovo viaggio: da Sud verso il Nord.