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Sangue e morte al confine di Gaza

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Sangue e morte al confine di Gaza

(Foto Afp)

Sangue al confine tra Israele e Gaza in occasione della 'Grande Marcia del Ritorno'. E' di almeno 15 palestinesi uccisi e più di 1400 feriti il bilancio degli scontri con l'esercito israeliano.

La marcia, che segna l'inizio di 6 settimane di proteste, secondo gli organizzatori avrebbe dovuto essere non violenta. L'esercito israeliano ha accusato Hamas di utilizzare "i disordini per camuffare il terrore".

Migliaia di palestinesi hanno marciato sventolando bandiere e hanno allestito tendopoli vicino al confine. Secondo l'esercito israeliano, dai manifestanti sarebbero partiti lanci di pietre e di bottiglie incendiarie. Alcuni, sempre secondo le forze armate d'Israele, si sarebbero avvicinati alla recinzione incitando i soldati ad aprire il fuoco sui ''principali istigatori". L'esercito, inoltre, afferma che due palestinesi sarebbero stati coinvolti in uno scontro a fuoco con i militari.

Ashraf al-Qedra, portavoce del ministero della Salute di Gaza, fa sapere che tra i feriti alcuni sono stati colpiti da proiettili, altri invece soffrono le conseguenze dell'inalazione del gas dei lacrimogeni lanciati dall'esercito israeliano. A perdere la vita sono stati uomini di età compresa tra i 18 e i 34 anni. Secondo l'esercito d'Israele, sarebbero stati uccisi almeno 2 affiliati ad Hamas.

Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas ha proclamato per domani una giornata di lutto nazionale.

L'iniziativa della 'Marcia' promossa da Hamas dovrebbe andare avanti per diversi giorni e il culmine della protesta dovrebbe essere il 15 maggio, che coincide con il 'Giorno della Naqba', ossia la catastrofe, celebrato ogni anno dai palestinesi all'indomani dell'anniversario della nascita dello Stato ebraico. Le forze di sicurezza israeliane sono in stato di massima allerta.

La 'Grande Marcia del Ritorno' inizia nel giorno in cui i palestinesi celebrano la 'Giornata della Terra', ricorrenza dedicata alla commemorazione delle sei vittime degli scontri del 30 marzo 1976, scoppiati durante le manifestazioni convocate per protestare contro la politica israeliana di espropriazione delle terre della Galilea.