Cohen punta il dito contro Trump

L'accusa è di quelle pesanti. Viene, poi, da nientemeno che Michael Cohen che, nell'aula del tribunale di New York, ammettendo la propria colpevolezza punta il dito contro Trump, reo di aver "ordinato e coordinato" il pagamento a Stormy Daniels e a un'altra donna "con il principale obiettivo di influenzare le elezioni". Accuse che potrebbero avere la forza di un terremoto a Washington, provocando le richieste di impeachment, dal momento che, come scrive oggi il Washington Post in un editoriale, di fatto indicano come "alla Casa Bianca un presunto partecipante a un complotto illecito".

"Trump non può continuare a fare finta che questi crimini non siano avvenuti o che non abbiamo nulla a che fare con lui, e non può farlo neanche il Congresso" continua l'editoriale, sottolineando come i repubblicani, che controllano il Congresso finora, siano apparsi "più interessati a coprire Trump piuttosto che indagarlo".

"Il Congresso deve avviare un'inchiesta sul ruolo di Trump nei crimini ammessi da Cohen. E' ancora troppo presto per dire, dove queste inchieste potrebbero portare - aggiunge l'editoriale mettendo quindi il freno al dibattito sull'impeachment che questi nuovi sviluppi rilanceranno -, ma i legislatori non possono in buona coscienza ignorare un presunto partecipante ad un complotto alla Casa Bianca".

Finora i democratici sono apparsi divisi nel considerare la carta dell'impeachment come una saggia mossa elettorale, con alcuni che temono che possa essere controproducente. Ma ora, dopo le parole di Cohen, potrebbero rivedere questa posizione e costruire la campagna elettorale intorno alla promessa dell'impeachment.

"Siamo di fronte ad una situazione enorme: il presidente è stato direttamente implicato in un crimine federale non da un suo nemico, ma dal suo ex avvocato personale", commenta Neal Katyal, ex avvocato dell'amministrazione Obama secondo il quale era dai tempi del Watergate che non eravamo in una situazione del genere.

Usa l'ironia Trump per difendersi. "Se cercato un buon avvocato, non assumete Michael Cohen" twitta. Quanto a un'eventuale grazia di Trump per Cohen il suo legale Lanny Davis ha detto che "non accetterebbe mai". "So che Cohen non accetterebbe mai una grazia da un uomo che reputa corrotto e che considera una persona pericolosa nello studio ovale", le parole di Davis all'emittente NPR. Cohen "mi ha autorizzato in maniera categorica a dire che, in nessun caso, accetterebbe la grazia dal signor Trump". Il presidente americano elogia, poi, Paul Manafort e stronca Michael Cohen. Il primo, ex manager della campagna 2016, è stato giudicato colpevole secondo 8 capi d'imputazione, compresa frode fiscale e finanziaria. "Mi dispiace davvero per Paul Manafort e per la sua splendida famiglia. La 'giustizia' - twitta Trump - ha preso un caso fiscale di 12 anni fa, tra le altre cose, ha esercitato una tremenda pressione su di lui". Manafort, "al contrario di Michael Cohen, ha rifiutato di cedere e di inventare storie per ottenere un accordo", conclude il presidente, che nutre "tanto rispetto per un uomo di valore".