Turchia, spari ad ambasciata Usa: c'è il movente

L'annuncio nelle scorse settimane del presidente Usa, Donald Trump, sul raddoppio dei dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio dalla Turchia potrebbe essere il movente dell'attacco contro l'ambasciata statunitense ad Ankara, avvenuto lunedì all'alba. Lo ha ammesso Ahmet Celikten, uno dei due sospetti arrestati, nel corso di un interrogatorio, secondo quanto riportato dal sito del quotidiano 'Hurriyet'.

Celikten è stato arrestato insieme ad Osman Gundas per aver sparato sei proiettili da un'auto contro l'ingresso principale della sede diplomatica. L'uomo ha spiegato alla polizia di aver reagito alle parole di Trump che hanno accentuato il crollo della Lira turca.

"Quella sera avevo chiamato Osman e ci siamo incontrati. Abbiamo bevuto e parlato della crisi del dollaro, delle minacce statunitensi alla Turchia e delle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti. Poi ci siamo arrabbiati e abbiamo deciso di sparare contro l'ambasciata americana sotto l'influenza dell'alcol", ha detto Celikten nella sua testimonianza alla polizia. Secondo una fonte di sicurezza, non ci sono prove che i due ex detenuti siano stati diretti da una terza persona.

Nelle scorse settimane, nel mezzo della crisi della Lira turca, Trump aveva definito "non buoni" i rapporti con la Turchia, annunciando su Twitter: "Ho appena autorizzato che vengano raddoppiati i dazi su acciaio e alluminio in relazione alla Turchia".