Renzi chiude la festa dell'Unità: "O l'Italia la cambiamo noi o non lo fa nessuno"

"Voi siete il partito più votato in Europa", un partito che rappresenta "una speranza in Europa" dopo che gli italiani ci hanno chiesto di "riscrivere la storia e una pagina di futuro di questo Paese. O l'Italia la cambiamo noi o non lo fa nessuno". Matteo Renzi nel suo intervento di chiusura alla Festa dell'Unità, si rivolge così ai tantissimi accorsi per ascoltare il segretario.

Renzi, chiudendo la kermesse, ha ringraziato i suoi predecessori al vertice del Pd: Epifani, Franceschini, e un "ringraziamento doppio a Bersani, che ci ha fatto prendere un bello spavento" ma quando "lo vedo qui anche a criticare, allora sono felice di essere segretario di un partito plurale".

Riforme - "Basta con i gufi, mettiamoci al lavoro" per cambiare il Paese, compito che "non vi ho detto che sarebbe stato facile: ma sarebbe stato bello, appassionante", ha detto il premier. sottolineando che "un segretario, un presidente del Consiglio, da solo non può fare molto, ci vuole una scommessa su noi stessi". Sulle riforme "non molliamo di mezzo centimetro -ha aggiunto- perché se abbiamo preso il 41% è perché l'Italia vuole cambiare: ma oltre alla testa ci dobbiamo mettere il cuore". Renzi difende le misure introdotte, partendo dagli 80 euro: "Gli 80 euro sono un'idea di civiltà: l'idea che chi ha sempre pagato si vede restituito qualcosa. E' un atto di giustizia sociale più che una misura economica".

Scuola - Poi il capitolo scuola, tema caldo del momento: nella scuola si andrà avanti non solo sulla base dell'anzianità ma anche del merito, perché "il merito è di sinistra, il talento è di sinistra. Io sono per l'uguaglianza, ma non per l'egualitarismo".

"Il Pd ha un sacco di cose da fare e non può permettersi di perdere tempo a litigare, ha spiegato in vista di venerdì prossimo, quando verrà nominata la nuova segreteria, che Renzi vuole "unitaria". "Rispetto" per chi non dovesse essere d'accordo con questo auspicio, ha detto Renzi, avvertendo però: "Sia chiaro che se qualcuno vuole la rivincita deve aspettare il novembre 2017, ma se vuole lavorare lo può fare da domani perché l'Italia è più grande delle nostre divisioni". La premessa di Renzi, affontando le questioni interne, è stata che "in un partito del 41% il segretario non pensare di fare da solo" ma che nello stesso tempo è impensabile che ciò che non fa lo si deve al fatto che qualcuno si mette di traverso: insomma, "non si può pensare che c'è chi ha il diritto di veto".