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Jobs Act, bagarre sulla fiducia.

POLITICA
Jobs Act, bagarre sulla fiducia. Renzi: Sceneggiate. Merkel: Passo importante

Renzi e Poletti (Infophoto)

Slittano i tempi a palazzo Madama per la fiducia al Jobs act. A seguito, prima, del protrarsi della seduta per le votazioni sulle richieste di variazione del calendario e, dopo, della necessità per la commissione Bilancio di approfondire il maxi emendamento alla delega, al Senato si rifanno i calcoli. Il 'verdetto' sulla fiducia potrebbe arrivare attorno alla mezzanotte.

Il voto arriva dopo una giornata di caos e proteste in Aula. Il M5S ha contestato duramente il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. In seguito alle proteste, il presidente del Senato Pietro Grasso ha espulso il capogruppo pentastellato Vito Petrocelli .

L'intervento di Poletti - Nel suo intervento in Aula Poletti ha spiegato che per il governo ''prioritaria e centrale è la delega in tutta la sua portata, non solo l'articolo 18 che rappresenta una parte significativa", ma ''meno decisivo di quanto si possa ritenere''.

Sì alla fiducia dalla minoranza del Pd - I parlamentari del Pd critici rispetto al Jobs act annunciano in un documento, firmato da 25 senatori e 9 deputati, che voteranno la fiducia ma sottolineano: "Alcuni passi sono stati compiuti, ma non basta".

Ma il senatore del Pd Walter Tocci, fortemente critico verso il Jobs act, sarebbe deciso a dimettersi da palazzo Madama. Tocci, secondo quanto si apprende, ha avuto un colloquio con il presidente del gruppo Pd, Luigi Zanda, nel corso del quale avrebbe preannunciato il proprio voto favorevole alla fiducia posta dal governo sull'emendamento, che precederebbe, tuttavia, la comunicazione all'aula delle sue dimissioni dal Senato.

Pippo Civati, esponente di minoranza Dem, afferma: "C'è casino. Al Senato l'aria di disagio" per questo voto è formata da cinque persone e tre senatori si sentono più disagiati degli altri. Qualcuno di sicuro uno, potrebbe anche dimettersi da Palazzo Madama".

Il testo depositato al Senato - ''Il governo intende modificare il regime di reintegro, così come previsto dall'articolo 18, eliminandolo per i licenziamenti economici e sostituendolo con un indennizzo economico, crescente con l'anzianità''. Lo afferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel testo depositato al Senato. L'articolo 18 resta per ''i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare particolarmente gravi, previa qualificazione specifica della fattispecie''.

L'articolo 18, e il tema del reintegro, è un punto ''su cui non c'è piena condivisione tra tutti, anche nella maggioranza, nel partito democratico'', ammette il ministro. Il governo, nella stesura dei decreti attuativi, ''saprà tenere nella giusta considerazione il lavoro fatto e le posizioni espresse'', assicura Poletti.

Il maxiemendamento prevede che il contratto a tempo indeterminato sarà la forma ''privilegiata'' e, quindi, sarà reso ''più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti''.

Renzi ottimista - "Noi non molliamo di un centimetro e con tenacia e determinazione raggiungiamo l'obiettivo", commenta da Milano il premier Matteo Renzi. "Stiamo portando a casa tutti i risultati e possono anche contestarci - ha detto riferendosi alla bagarre registrata al Senato in mattinata - possono fare polemica ma la verità vera è che questo Paese lo cambiamo facendo l'unica cosa che serve: restituire posti di lavoro".

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08 / 10 - 19:01 |
jammer
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Avete "dimenticato" di citare il lancio di monetine verso Renzi
http://notizie.virgilio.it/videonews/jobs-act-m5s-barricati-in-aula-monetine-sul-governo-foto.html
Si dovrebbe entrare a parlamento con le armi come avrebbero fatto i nostri nonni e mandare via quella marmaglia