Cda Rai vota ricorso contro il prelievo da 150 milioni deciso dal governo, si dimette Luisa Todini

Si spacca il Cda Rai sul ricorso contro il cosiddetto decreto Irpef con cui il governo ha prelevato 150 milioni di introiti da canone, sottraendoli alle disponibilità dell'azienda. Il consigliere Antonio Verro ha infatti presentato nella riunione odierna un ordine del giorno che impegnava il Cda a fare ricorso. L'odg è stato recepito in una delibera in cui l'azienda chiede al dg di proporre ricorso. C'è stata una frattura in Cda, con i consiglieri Luisa Todini e Antonio Pilati fortemente contrari a proporre un ricorso di fatto contro il governo. La delibera sul ricorso - che lo stesso direttore generale Luigi Gubitosi avrebbe definito un atto "inopportuno" - è stata messa ai voti ed approvata con i voti contrari di Todini e Pilati, i voti favorevoli di tutti gli altri consiglieri e l'astensione del presidente Anna Maria Tarantola. Dopo il voto, la presidente di Poste Italiane ha annunciato le sue dimissioni, parlando di una decisione "inaccettabile e irresponsabile", di fronte alla quale "ho ritenuto doveroso dissociarmi in modo definitivo".

La Todini precisa come la decisione in realtà "anticipa di qualche settimana le dimissioni che avrei comunque formulato entro fine autunno". "Peraltro -aggiunge - grazie al percorso individuato dal decreto è stata attuata in tempi rapidi la straordinaria operazione di RaiWay. Mi auguro che questa sia l’occasione finalmente per imboccare un processo di radicale revisione della governance di Rai che porti gli amministratori (inclusa la figura, ora non prevista, dell’AD) a rispondere all’azionista e non ai partiti".

Dal canto suo Verro ha voluto "sottolineare che questo voto non ha alcun valore politico, come invece alcuni vogliono far credere. Alla fine, in trasparenza, hanno prevalso solo ed esclusivamente gli interessi dell'Azienda e di tutti i lavoratori del servizio pubblico".

Favorevole al ricorso il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico: l'Usigrai parla di un "un atto indispensabile per riaffermare il principio dell'autonomia della Rai: in linea con tutte le normative europee, le risorse per finanziare il Servizio Pubblico non possono dipendere anno per anno dal governo di turno".L'esecutivo del sindacato comunque definisce "molto grave la spaccatura tra Dg e CdA" e definisce "incomprensibile il dissenso del Dg per un atto in difesa dell'autonomia e indipendenza dell'azienda".

La risposta del governo è affidata al sottosegretario alle comunicazioni Antonello Giacomelli che sottolinea come "nel giorno in cui RaiWay debutta con successo in Borsa e la Rai finalmente valorizza un asset strategico dopo anni di immobilismo, il cda a maggioranza assume una decisione incomprensibile, autolesionista, contraria agli interessi dell’azienda e lontana dai problemi reali del paese".

"Il sì al ricorso - prosegue Giacomelli - appare dunque chiaramente un voto determinato solo da logiche politiche e personali, perverse e contraddittorie, all’insegna del tanto peggio tanto meglio e ostile a ogni spinta riformatrice e di cambiamento. Sia ben chiaro, comunque, che tutto questo non indebolisce affatto, semmai rafforza, la volontà del governo di liberare la Rai e il servizio pubblico dalle vecchie logiche che ne hanno bloccato le potenzialità e lo sviluppo", conclude il sottosegretario. Netto anche il giudizio del ministro degli Interni Angelino Alfano che parla di "un atto contro se stessi, contro la Rai. Un gesto stupido, che può creare una faglia importante nel sistema dell'attuale governance, a una riforma vera della Rai".