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Beni culturali, M5S vuole un 'cacciatore di fondi' sul web per la tutela del patrimonio

Monumenti e musei preservati col fundrising, arriva specialista raccolta e gestione fondi

POLITICA
Beni culturali, M5S vuole un 'cacciatore di fondi' sul web per la tutela del patrimonio

Scavi di Pompei

Un ‘cacciatore di fondi’ sul web per i beni culturali. A proporre nuovi meccanismi di finanziamento per un comparto strategico, travolto come tanti altri dalla crisi, è il Movimento 5 Stelle, con il ddl della senatrice Michela Montevecchi che affida ad uno specialista, il 'responsabile raccolta fondi', il compito di incentivare campagne di fundrising su programmi e progetti specifici attraverso il portale online del ministero.

L’obiettivo, spiega la parlamentare M5S, è quello di incrementare il flusso di finanziamenti per coprire le spese di conservazione, restauro e valorizzazione dei beni culturali. Non solo per tutelare il patrimonio artistico e culturale, ma anche perché queste iniziative hanno importanti ricadute sul turismo e sulla capacità di attrarre, non solo per le più importanti città d'arte ma anche per i piccoli centri.

“Spesso –spiega Montevecchi- si tratta di riuscire a offrire visibilità ad alcune situazioni critiche, mettendo in relazione chi si trova a gestire situazioni emergenziali o di necessità, come amministratori, enti locali e sovrintendenze, con soggetti pubblici o privati che possono avere interesse a investire con finanziamenti o sponsorizzazioni”.

Per vagliare e coordinare le erogazioni liberali la proposta pentastellata prevede l’istituzione del responsabile raccolta fondi, una figura che "in una prospettiva di economia ‘liquida’ e mondializzata, risponde all'esigenza sempre più avvertita di offrire non solo un supporto finanziariamente significativo per l'intero comparto dei beni culturali, ma di contribuire a renderlo, nelle sue diverse declinazioni, sempre più competitivo ed elemento centrale e di eccellenza nell'ambito della ‘rinascita’ culturale e morale, prima ancora che economica, del nostro Paese”.

Una professionalità da cercare innanzitutto all'interno del ministero. Nel caso in cui nessuna delle figure individuate dovesse avere i requisiti richiesti si ricorrerebbe alla nomina di un consulente esterno "scelto fra personalità di elevata competenza e comprovata esperienza”. L’incarico di responsabile raccolta fondi dura tre anni ed è rinnovabile una volta sola. La retribuzione non può superare quella di un dirigente di prima fascia. Il responsabile raccolta fondi si interfaccia con una figura ad hoc nominata dalle sovrintendenze all’interno dei propri ruoli.

Fermo restando il controllo ordinario della Corte dei conti, l'attività del responsabile raccolta fondi è sottoposta alla verifica dei risultati ottenuti, pubblicati e aggiornati sul portale internet del ministero insieme ai dati dei finanziamenti, alle modalità con cui i fondi vengono raccolti e utilizzati per la realizzazione di progetti e obiettivi mirati, ai criteri di scelta seguiti per l'impiego dei fondi, alle eventuali quote residuali.

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