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Via dal Pd D'attorre, Galli e Folino: "Non c'è dialogo". Renzi avverte: "Fuori non vedo spazi"

Non posso più accettare di sostenere il progetto renziano

POLITICA
Via dal Pd D'attorre, Galli e Folino: Non c'è dialogo. Renzi avverte: Fuori non vedo spazi

Lasciano il Pd i deputati Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino. I tre, in dissenso con la segreteria Renzi, aderiranno al nuovo gruppo parlamentare della sinistra che si costituirà nei prossimi giorni alla Camera. Una scelta che trova subito la replica di Matteo Renzi: "All’interno del Pd c’è un grande spazio ideologico e culturale per la sinistra - dice il segretario dem - , ma gli esponenti della minoranza devono liberarsi della logica di parlar male l’uno dell’altro. Fuori di qui non vedo spazi".

Lo strappo - "La decisione di lasciare il Pd - spiega D'attorre - è giunta dopo un lungo personale tormento. Se sono arrivato a questa decisione è perché sono convinto non ci fossero alternative per la piega politica, programmatica e ideale che il Pd ha assunto, in particolare nell'ultimo anno, sul piano della politica economica, della riforma delle istituzioni, della democrazia interna e anche per le nuove alleanze che stanno delineando". "E' venuta meno una verifica democratica interna. L'ho detto ieri anche a Renzi: lui - ha aggiunto D'Attorre - è stato eletto per fare il segretario ma le circostanze hanno portato a una sua nomina a presidente del Consiglio, senza un passaggio elettorale e senza una legittimazione democratica".

"Il mio -speiga Galli- non è un colpo di testa senile ma è maturato dopo aver preso atto che nel Pd non c'è spazio per una dialettica. Il sistema politico è totalmente sbilanciato. Il Pd è scivolato al centro, favorito dal fatto che il centrodestra si è spappolato e il Pd, nato per essere uno dei due soggetti in un sistema bipolare, si è ritrovato a cercare voti anche a destra e a governare l'Italia dall'unica posizione in cui è stato possibile governarla in 60 anni: ossia dal centro".

Commenti - "L'uscita dal Pd di altri colleghi di primissimo piano e di grande qualità, strutturata cultura riformista, profondi legami con i rispettivi territori dovrebbe spingere il Pd e, in primis, il segretario nazionale a riflettere. Invece, è business as usual poiché Renzi ha abilmente riposizionato il Pd verso gli interessi più forti, sempre più lontano dal lavoro. Con l'arrivo di Corradino Mineo, Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino, il progetto di rilancio della democrazia costituzionale e di una sinistra di governo pro-labour fa un salto di qualità per forza morale, intellettuale e insediamento territoriale", dico i deputati Stefano Fassina e Monica Gregori. "Il loro apporto -aggiungono- è fondamentale per il gruppo parlamentare che nascerà alla Camera e al Senato con l'assemblea nazionale del 7 novembre a Roma".

"Sono tutti bravissimi...". Pier Luigi Bersani parla così dei tre deputati, tutti della sua area, che oggi hanno formalizzato l'addio ai dem. "Sono anch'io per il centrosinistra e erede dell'Ulivo. Io - dice l'ex-segretario - lavoro per la stessa cosa ma dentro il Pd. Se poi il Pd diventa un'altra cosa...".

Credo e continuerò a credere nel Pd. Ma oggi non è un bel giorno per il mio partito", scrive Roberto Speranza su Facebook. "Provo grande amarezza per le scelte di D'Attorre, Folino e Galli", ha scritto l'ex capogruppo alla Camera del Pd.

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