Home . Fatti . Politica . Migranti, Renzi: "Chi non vuole rifugiati non avrà fondi Ue" /Video

Migranti, Renzi: "Chi non vuole rifugiati non avrà fondi Ue"

POLITICA
Migranti, Renzi: Chi non vuole rifugiati non avrà fondi Ue /Video

Matteo Renzi (Foto Barchielli /Palazzo Chigi)

I Paesi dell'Est Europa che non vogliono accogliere rifugiati non godranno più, come fanno ora, della generosità dei Paesi che maggiormente contribuiscono ai fondi Ue. E' questo, a quanto si apprende, il senso del discorso che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto nel corso della cena dei capi di Stato o di governo dell'Unione Europea tenutasi ieri sera al Palazzo Justus Lipsius, sede del Consiglio Ue a Bruxelles, appuntamento dedicato al tema dei migranti, dopo una prima sessione sulla Gran Bretagna.

In sostanza, Renzi ha detto, rivolto in particolare ai Paesi dell'Europa Orientale, che è ora di smetterla con le prese in giro. Il problema dei rifugiati riguarda tutti i Paesi dell'Ue, ha sottolineato il premier durante il Consiglio Europeo, concetto che viene ripetuto da oltre un anno. La solidarietà europea, ha sostenuto il premier italiano, deve essere bidirezionale, non può consistere solo nel prendere, senza mai dare.

Ora, ha ricordato Renzi, inizia la fase di programmazione dell'erogazione dei fondi europei al 2020: o i Paesi membri dell'Ue sono solidali e, oltre a prendere, riescono anche a dare, oppure i Paesi contributori, tra cui l'Italia, smetteranno di essere solidali. E poi vediamo come va a finire, ha minacciato Renzi in sostanza, a quanto trapela. Diversi Paesi dell'Europa Orientale ricevono cospicui fondi dall'Unione Europea, ma si rifiutano di accogliere i migranti. Pare che l'intervento del premier italiano sia stato particolarmente apprezzato dai Paesi membri dell'Ue da prima dell'allargamento.

Renzi, al termine della cena del Consiglio Europeo, intorno alle 2.30 di stanotte, ha fatto il punto sullo stato delle trattative in seno al Consiglio: "Passi avanti, timidi, sull'immigrazione, qualche passo indietro sull'accordo inglese". Sull'intesa con la Gran Bretagna, ha concluso il premier, "sono sempre fiducioso, ma un po' meno ottimista di quando sono entrato".

Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha dichiarato sul tema dell'accordo tra Ue e Gran Bretagna sui termini di permanenza di quest'ultima nell'Unione: "Posso solo dire che abbiamo fatto qualche progresso, ma molto resta ancora da fare". Le riunioni sono proseguite più tardi nel corso della notte a livello bilaterale: Tusk e il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker hanno tenuto incontri con il presidente francese Francois Hollande, con il primo ministro ceco Bohuslav Sobotka, con il premier britannico David Cameron e con il primo ministro belga Charles Michel.

Per affrontare la crisi dei migranti in Europa "dobbiamo tutti rispettare le regole che abbiamo concordato. Questo riguarda le ricollocazioni e anche il bisogno di tornare gradualmente a una situazione in cui tutti gli Stati membri applicano pienamente il codice delle frontiere di Schengen", ha detto Tusk, in conferenza stampa questa notte intorno alle 2.30.

"La discussione ha rafforzato il nostro impegno a costruire un consenso europeo sulle migrazioni - ha continuato Tusk - non ha alcun senso avere un piano A, B o C, perché crea divisioni nell'Ue. Invece, dobbiamo guardare a una sintesi dei differenti approcci. Non c'è alternativa a un piano europeo complessivo". Il presidente del Consiglio Europeo ha infine sottolineato che "il piano congiunto di azione con la Turchia è una priorità" e che "stiamo organizzando un incontro speciale con la Turchia agli inizi di marzo".

Durante il Consiglio, ha detto il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, "abbiamo detto all'unanimità che ci deve essere un approccio europeo" alla crisi dei migranti e che "gli approcci nazionali non sono consigliabili. Ora ho speranza, dopo aver visto tutti gli Stati membri adottare questo atteggiamento, che si facciano progressi verso le soluzioni che abbiamo tratteggiato mesi fa". "Tutti gli Stati membri hanno confermato l'intenzione di impegnarsi a risolvere il problema attraverso il meccanismo delle ricollocazioni. Prima di questo momento, diversi Stati membri avevano preso le distanze" da questa prospettiva, ha concluso Juncker.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.