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Roma, quando Di Battista attaccava Tutino: 'La casta salva poltrone'

POLITICA
Roma, quando Di Battista attaccava Tutino: 'La casta salva poltrone'

(Fotogramma)

Il post è vecchio, fine 2013, ma è durissimo, in perfetto stile 'Dibba'. A scaldare l'anima di Alessandro Di Battista, membro del direttorio M5S tra i volti più amati del Movimento, la nomina del magistrato Salvatore Tutino -oggi in volata verso l'assessorato al Bilancio della giunta Raggi- a consigliere della Corte dei Conti. "Mentre questo governo di ladri (penso ai rimborsi elettorali, soldi rubati ai cittadini) impoverisce il Paese e svuota persino le tavole natalizie di molti italiani, contemporaneamente, non perde occasione di fare nomine ad amici e lo fa in tempi davvero sospetti!", accusava Di Battista.

"Nella legge di stabilita si introduce un tetto massimo di 300.000 euro ai redditi per i dipendenti pubblici. Le amministrazioni non potranno quindi erogare stipendi che, cumulati con quelli già percepiti come pensioni (compresi i vitalizi, conseguenti anche a funzioni elettive), superino questo tetto. In questo modo non viene previsto un divieto di cumulo ma viene posto un importo massimo. Sono fatti salvi i contratti in corso alla data di approvazione della legge. Ecco perché stamattina - accusava all'epoca il grillino - il Consiglio dei ministri si è riunito in fretta e furia: doveva nominare cinque esponenti della casta per fare in modo che prendessero la poltrona prima dell’entrata in vigore della Legge di stabilità". Seguono i nomi incriminati, nominati dal cdm su proposta dell'allora premier Enrico Letta: "Salvatore Tutino, Italo Scotti, Siegfried Brugger, Daniele Caprino, Angela Pria".

"Ne consegue - incalzava all'epoca Di Battista - che queste persone godranno di un contratto che non è soggetto ai limiti del comma 326 bis. Ciò per il fatto che la loro nomina interviene qualche giorno, anzi ora, prima della entrata in vigore della norma. Questo fa il nuovo Pd di Renzi!".

"Se non ci fossero i cittadini nelle istituzioni - concludeva il grillino nel 2013 sventolando la bandiera dei 5 Stelle in Parlamento - certe notizie difficilmente uscirebbero. Un abbraccio stiamo ancora votando, non abbiamo i numeri per bloccargli le porcate (la prossima volta pensate a votare Pd o Forza Italia) ma almeno li facciamo 'schiattare" in aula!".

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