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Gentiloni ottiene la fiducia della Camera

POLITICA
Gentiloni ottiene la fiducia della Camera

(Foto Afp)

Primo via libera al governo Gentiloni che ha superato il voto di fiducia alla Camera con 368 sì e 105 contrari. I votanti sono stati 473. Mercoledì si replica al Senato.

Gentiloni ottiene dieci voti in meno rispetto a quelli avuti da Matteo Renzi nel suo primo voto di fiducia della Camera: l'esecutivo guidato dal suo predecessore il 25 febbraio 2014 passò la fiducia con 378 sì e 220 no e un'astensione.

I votanti furono 598 su 599 presenti. Va ricordato che all'epoca esisteva ancora Scelta civica, che oggi ha subito varie trasformazioni, con alcuni deputati che ora hanno formato un unico Gruppo con Ala, non partecipando a questa votazione.

"Questo è un governo di responsabilità garante della stabilità delle nostre instituzioni", che nasce "nel quadro della maggioranza precedente. Per qualcuno è un limite. Io rivendico il grande lavoro fatto negli anni alle spalle. Ne sono orgoglioso e fa onore a questa maggioranza" ha detto in mattinata il neopremier durante il suo discorso a Montecitorio.

Con il tradizionale passaggio della campanella e il primo Cdm a Palazzo Chigi, taglio del nastro, ieri, per il governo capitanato da Gentiloni. Un esecutivo che molti hanno già definito 'governo fotocopia' con ben 12 ministri su 18 confermati nei loro ruoli (FOTO). Solo due new entry all'attivo: Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento e Valeria Fedeli all'Istruzione.

Nelle repliche a Montecitorio nel pomeriggio, il neopresidente del Consiglio ha sottolineato che "il governo, se avrà la fiducia, sarà un governo a pieno titolo" su "contenuti, programmi, domande dei cittadini". E ancora: "Abbiamo invitato tutte le forze parlamentari a concorrere alla formazione di un nuovo governo necessaria e alla quale ci richiamava Mattarella, perché tutti sappiamo che occorre intervenire per portare il Paese al voto".

Poi una frecciata al M5S: "I super paladini della centralità Parlamento" in un momento centrale nella vita parlamentare "nel momento della fiducia al governo, non ci sono. Vi sembra logico? Vogliono talmente bene al Parlamento che stanno fuori".

"Concludo ringraziando i tanti colleghi intervenuti anche dell'opposizione che hanno condiviso almeno una necessità: quella di farla finita con questa apparentemente infinita escalation di violenza verbale tra di noi. Il Parlamento non è un social network. Ridando serietà ai nostri lavori contribuiamo a dare serenità anche al Paese" ha detto Gentiloni nella replica alla Camera.

Diciassette minuti, due applausi in un'aula semi vuota. Sono i tre elementi che hanno caratterizzato in mattinata l'intervento del neopresidente del Consiglio, che ha chiesto la fiducia alla Camera davanti ai soli deputati della maggioranza che sosterranno il suo governo.

Da ieri si sapeva infatti che Lega Nord e M5S avrebbero disertato la seduta ma così hanno fatto, in sostanza, anche i deputati di Fdi, Fi e Cor che hanno lasciato solo una sparuta rappresentanza in aula, come anche tutti quegli altri gruppi che al governo cercheranno di rendere più complicato il cammino dagli scranni dell'opposizione.

"C'è bisogno di una discontinuità, almeno nel confronto pubblico. Credo - ha dichiarato Gentiloni - che ne avremo molto bisogno e questo sarà uno dei miei impegni personali. Il governo non si rivolgerà a quelli del Sì contro quelli del No, si rivolgerà a tutti i cittadini. Si basa su una maggioranza, rispetta le opposizioni e chiede rispetto per le istituzioni", ha ammonito incassando l'applauso della maggioranza. "Non nascondo - ha aggiunto - che, pur nel quadro della medesima maggioranza, il governo nasce in contesto nuovo, creato dalla bocciatura al referendum". E ha sottolineato: "Lascio alla dialettica tra le forze politiche il dibattito sulla durata" perché, come dice la Costituzione, "un governo dura fin quando ha la fiducia del Parlamento".

"La politica e il Parlamento sono luogo di confronto dialettico, non dell'odio o della post verità - ha aggiunto Gentiloni - Chi rappresenta i cittadini deve diffondere sicurezza, non paura. Su questo è impegnato il governo e anche su questo chiede la fiducia".

Quanto alla legge elettorale "il governo non sarà l'attore protagonista. Spetta a voi la responsabilità di trovare intese efficaci. Certo, il governo non starà alla finestra e cercherà di accompagnare e sollecitare il confronto. Una sollecitudine che non deriva da valutazioni legate alla durata dell'esecutivo ma dalla consapevolezza istituzionale del bisogno di regole elettorali certe e pienamente applicabili con urgenza".

Inoltre bisogna "ridare slancio a tre grandi azioni di riforme in corso, che necessitano impulso ulteriore: riforma della Pa, processo penale, libro bianco della Difesa". E "per garantire la stabilità degli istituti bancari e i risparmi dei cittadini", ha voluto sottolineare il neopremier, "voglio dire molto chiaramente che il governo è pronto a intervenire".

Il silenzio ha accompagnato lo speech del premier. Due soli brusii di disapprovazione hanno intervallato altrettanti passaggi delle comunicazioni: "L'Italia ha un'economia forte - ha rimarcato Gentiloni - che non è aperta a scorribande e un sistema bancario sostanzialmente solido" e la necessità di dover fare "molto di più per il Mezzogiorno". Il resto è filato via, fino al breve applauso finale e dopo che la presidente Laura Boldrini ha chiuso la seduta per consentire al presidente del Consiglio di recarsi al Senato a replicare il suo discorso, c'è stato il pellegrinaggio dei deputati di maggioranza verso i banchi del governo per salutare e fare gli auguri di buon lavoro ai ministri.

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