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Renzi: "Minoranza può sconfiggermi, non eliminarmi"

POLITICA
Renzi: Minoranza può sconfiggermi, non eliminarmi

Matteo Renzi

Un Pd senza pace e sulla via della scissione è tornato a confrontarsi in Direzione, a soli due giorni dall'assemblea di domenica che ha allargato il solco tra l'ala Bersani-Rossi-Emiliano e la maggioranza renziana. Alla riunione, che ha nominato la commissione congressuale, non hanno parteciperato né il segretario Matteo Renzi né diversi esponenti della minoranze.

Intanto il governatore della Puglia Michele Emiliano è rimasto nel Pd e si è candidato alla segreteruia. La minoranza dem ha confermato invece la decisione di non partecipare alla Direzione e al Congresso Pd dopo la scelta di Emiliano di restare nel partito.

Oggi insomma si può dire materializzata la rottura. E proprio oggi, su 'Repubblica', Romano Prodi non ha usato mezze parole: "Sono angosciato, è un suicidio".

Il segretario Renzi intanto affida alla consueta e-news il commento su una possibile scissione: "Da qualche giorno - scrive - l'apertura di tutti i media italiani è la scissione - o fuoriuscita, per dirla con le parole di Paolo Mieli - del Pd. Ne sono molto dispiaciuto, anche perché i motivi di questa divisione sono difficili da comprendere anche a noi, addetti ai lavori: figuriamoci ai cittadini normali".

"Penso che sia legittimo e doveroso in un partito democratico, di nome e di fatto, che chi ha idee diverse - spiega ancora l'ex premier - possa presentarle in un confronto interno, civile e pacato. Vinca il migliore e poi chi vince ha il diritto di essere aiutato anche dagli altri: si chiama democrazia interna. L'alternativa è il modello partito-azienda".

"Ma credo sia giusto difendere i principi della democrazia interna, l'idea di far parte di una comunità di persone che decide sulla base di regole condivise. Che sono sempre quelle, non cambiano sulla base delle esigenze", nota ancora Renzi.

"Il Pd - continua il segretario dem - ha la sua forza nella partecipazione, sia nei circoli che alle primarie. Personalmente ho giurato a me stesso che non sarò mai il leader di qualche caminetto, messo lì da un accordo tra correnti: si vince prendendo i voti, non mettendo i veti".

"Per settimane intere - ricorda Renzi - gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare "le carte bollate". Quando "finalmente abbiamo accolto questa proposta - aggiunge - ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi".

"Il destino del Pd e del Paese è più importante del destino dei singoli leader. Per vincere il congresso però non basta arrivare primi. Bisogna vincere nel consenso, certo, ma anche vincere esprimendo idee, sogni, partecipazione. Il dibattito del Pd vi ha stancato? Bene, aiutateci a ribaltarlo", conclude Renzi.

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